COMMENTO

Parole nette, sulla Costituzione e sulla pace

Mattarella sul 2 Giugno
MASSIMO VILLONEITALIA/ROMA

Come era prevedibile, la festa del 2 giugno ha aperto una discussione. La parata militare è sembrata ad alcuni in continuità con l’invio di armi in Ucraina, e dissonante rispetto alla ricerca della pace.
Non sono mancati raffronti con l’Independence Day del 4 luglio negli Stati Uniti, o con la festa del 14 luglio per la Francia. È stata una festa per qualche verso divisiva. Eppure, non dovrebbe esserlo. Certo richiama un momento di divisione del paese, tra monarchici e repubblicani. Ma bisogna prendere le distanze (come ha fatto il manifesto nell’editoriale del 2 giugno) da letture come quella di Antonio Polito sul Corsera del 1 giugno, che mette insieme la scelta repubblicana del 1946 e la Costituzione poi approvata con le elezioni del 18 aprile del 1948, «che aprirono la strada, meno di un anno dopo, all'adesione dell'Italia alla Nato. Una sorta di Costituzione materiale che vincolò la Repubblica e si affiancò alla Costituzione vera e propria, scaturita dal referendum del 1946 e dalla collaborazione delle forze antifasciste».
Assolutamente no. La Costituzione italiana è quella approvata in Assemblea costituente con il concorso di tutte le forze antifasciste. La Repubblica italiana non è una qualunque Repubblica, ma questa Repubblica, disegnata da questa Costituzione. È dal concorso di tutte le forze antifasciste che viene la nettezza sui diritti e sulle libertà, sulla democrazia e sulla partecipazione. Da là viene il rifiuto di qualsiasi forma o pratica autoritarie nella politica e nelle istituzioni. Ed è dal rispetto e dall’attuazione della Costituzione, che viene ogni garanzia per le donne e gli uomini che vivono in questo paese. Non viene certo dall’adesione alla Nato.
Il 2 giugno è la festa di questa Repubblica, disegnata da questa Costituzione, in cui il valore della pace è in piena evidenza. La parata militare non cambia il senso o la natura dell’evento. Mattarella lo ha sottolineato, Non certo a caso, il messaggio alle forze armate si apre con un richiamo al 2 giugno come il momento in cui venivano archiviate le “avventure belliciste” proprie di un regime autoritario come quello fascista, opzione poi confermata nella Costituzione. Mentre, nel discorso in occasione del concerto al Quirinale, ha definito i valori della libertà, della democrazia, della giustizia internazionale dei popoli «incompatibili con chi promuove conflitti».
La premessa su cui Mattarella si fonda è una lettura della Costituzione, che personalmente condivido, per cui l’invio di armi per la difesa dell’Ucraina contro l’aggressore non contraddice la ricerca della pace. Rimane ovviamente legittima la critica alle modalità seguite, in specie per il profilo della sostanziale emarginazione del parlamento.
Alcuni leggono la linea di Mattarella come un assist a Draghi. Può anche darsi che ci sia il senso di prendere le distanze dalla risibile pseudo-diplomazia di Salvini. Ma non c’è dubbio che questo Mattarella usi un linguaggio netto ed esprima pensieri inequivoci più di quanto in genere ci aspettassimo da Mattarella I.
Forse sentiremo qualche polemica, soprattutto per aver detto in occasione del concerto al Quirinale che la Repubblica italiana è «convintamente impegnata nella ricerca di vie di uscita dal conflitto che portino al ritiro delle truppe occupanti e alla ricostruzione dell’Ucraina». Sulla ricostruzione di sicuro tutti d’accordo. Ma sul ritiro delle truppe? Una guerra probabilmente lunga lo colloca in un orizzonte molto incerto e comunque lontano. È una scelta in senso proprio di politica estera, espressa in forma particolarmente solenne. Spettava a Mattarella? Qualche polemica potrà venire anche sulla parte del messaggio alle forze armate che ricorda l’adesione alla Nato. Ma va sottolineato che il richiamo si inquadra in una forte affermazione della pace come valore da perseguire con tenacia e senza esitazioni. In questo Mattarella iscrive l’aiuto all’Ucraina.
Siamo all’apertura di una fase di nuovo attivismo presidenziale? Ne discuteranno i costituzionalisti, e vedremo. Fino ad ora, a mio avviso non ha superato i limiti propri del suo ruolo di garante della Costituzione. Che ovviamente va svolto per il rispetto e l’attuazione della Costituzione in ogni sua parte, e non solo per quanto riguarda pace e politica estera.
Intanto lasciamo una nota per il prossimo 2 giugno. Leggiamolo come la festa della nostra Repubblica e insieme della Costituzione che nasce dalla scelta referendaria. Non regaliamo la festa alla destra, che quella Costituzione mai avrebbe scritto, e se fosse possibile vorrebbe da allora cancellare.

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