VISIONI

Antonella Ruggiero, l’artigianato della canzone è «on line»

IN DIGITALE E IN STREAMING I 27 ALBUM DELLA CARRIERA DA SOLISTA
STEFANO CRIPPAITALIA

Prima e dopo lo streaming. Sintetizzando brutalmente, l’industria musicale ha visto un radicale mutamento nel giro di poche stagioni dove si sono frantumate le certezze del mercato fisico, costringendo gli artisti a confrontarsi con l’universo «digitale». In linea con le «mutate esigenze» Antonella Ruggiero insieme a Roberto Colombo, produttore, manager e marito – attraverso un accordo distributivo con Bmg – dallo scorso 8 aprile hanno riversato l’intera produzione discografica dell’artista genovese sia in streaming che sulle principali piattaforme digitali. 27 album in tutto (372 canzoni), che includono sia i lavori da studio che quelli dal vivo. Tracce scritte per lei da varie firme del cantautorato italiano, ma anche riletture dal repertorio di Gershwing, Ellington e perfino una chicca per appassionati, il brano And will you love, scritto e arrangiato per Ruggiero da Ennio Morricone.
IN CONTEMPORANEA – e questo anche in formato fisico – è arrivato Come l’aria che si rinnova (Libera/Bmg), 18 brani selezionati dal 1996 – data del primo album da solista di Antonella dopo il distacco dai Matia Bazar – al 2018. Operazione di restyling dove – sulla voce originale – una nuova veste è stata data ai brani grazie a sapienti arrangiamenti studiati da Roberto Colombo. «È stato inevitabile - spiega Antonella Ruggiero – in un momento in cui l’oggetto fisico ha sempre minor spazio. La musica è in giro, nell’etere e da qui non si torna più indietro. Poi va detto che molte persone mi hanno chiesto di poter ascoltare pezzi che non si trovano più nella normale distribuzione e nemmeno su e-Bay. Così mi è sembrato giusto accontentarli. Roberto Colombo è stato fondamentale, perché cataloga tutto e ricorda ogni cosa».
Il settore dello spettacolo sta soffrendo moltissimo: «Certo ma è anche vero che tutte le attività hanno sofferto per la pandemia e ora con questi venti di guerra. La crisi è generale e la pandemia non è finita. Io stessa mi trovo a suonare dal vivo con una consapevolezza diversa dal passato». Dopo gli anni con le major, Universal prima e Sony poi, la carriera di Antonella Ruggiero si è orientata verso le autoproduzioni: «Nulla di sofferto, quello che è stato fatto è semplicemente un confluire delle idee e del proprio sentire, aldilà degli obblighi che possono esserci nel mondo della discografia. Ma ciò non toglie che per singoli progetti ci siamo mossi anche con l’appoggio delle etichette: Cattedrale è uscito per Sony Classical». Il timbro e le note altissime toccate dalla voce della cantante – oggetto di studio anche nei tutorial di maestri americani su YouTube – necessitano di cure particolari?: «Non faccio allenamento ogni giorno ma ho fatto tesoro di alcune lezioni di un’insegnante lirica prese nel 1981: sono vocalizzi ’muti’ che servono per scaldare la voce. Un po’ come fanno gli atleti prima di una gara, poi non fumo e faccio molta attenzione agli sbalzi di temperatura». Pop, elettronica, canti popolari e standard e svariate frequentazioni con la musica contemporanea. Nel 2003 alla Fenice di Venezia è stata protagonista di Medea, opera video in tre parti su musica di Adriano Guarnieri: «È come andare su un universo parallelo, sono compositori – parlo in particolare di Guarnieri – che hanno un modo molto libero di concepire il mondo. Per chi come me che allora si trovava ad un bivio della sua carriera, è stata un’esperienza fondamentale che mi ha consentito di affrontare altri generi. Un lavoro quasi da artigiano».
ANCHE i Matia Bazar in qualche modo hanno rappresentato una modalità diversa di proporsi nel mondo del pop, in particolare dopo la svolta elettronica con Tango – e il successo di Vacanze romane a Sanremo 1983 – e ancor più in Aristocratica: «Eravamo una piccola fabbrica, dei gatti liguri un po’ diffidenti. Anche molto diversi tra loro, tanto che nascevano discussioni ma proprio per questo riuscivamo a creare canzoni vincenti. Non abbiamo mai fatto scelte per finire in classifica, dove poi siamo arrivati. Davamo agli altri quello che ritenevamo giusto dare, ma non andavamo oltre».

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