INTERNAZIONALE

«Se cade Mariupol sarà la fine dei negoziati»

LE PAROLE DEL PRESIDENTE UCRAINO
SABATO ANGIERIucraina/russia

È ancora Mariupol la protagonista della guerra in Ucraina dopo oltre cinquanta giorni di ostilità. Il presidente Zelensky oggi ha fatto sapere che «l’annientamento dei difensori di Mariupol metterà fine ai negoziati con la Russia» in quanto i suoi uomini non sono disposti ad arrendersi e non si fidano dei nemici. Il presidente ucraino ha menzionato la battaglia di Ilovaisk del 2014, quando le forze filo-russe «massacrarono i soldati ucraini disarmati», sottolineando che comprende appieno la scelta delle truppe impegnate nella difesa di Mariupol di non consegnarsi ai soldati di Mosca. «I difensori di Mariupol stanno combattendo a uno contro sei» ha concluso Zelensky, «e hanno bisogno di armi pesanti il più presto possibile».
GIÀ IERI accennavamo al fatto che le forze russe avrebbero iniziato a distruggere alcuni edifici dei pressi dell’impianto “Azovstal” dove si è asserragliata la parte più consistente dei difensori della città, per evitare che gli ucraini potessero usare i passaggi sotterranei per evacuare fingendosi civili. Oggi, da Petro Andryushchenko, consigliere del sindaco di Mariupol, è arrivata la notizia che «gli occupanti russi si preparano a chiudere Mariupol, dal 18 aprile vieteranno i movimenti all’interno dei distretti per ‘filtrare’ gli abitanti maschi». Secondo Andryushchenko, i russi intendono controllare tutti gli uomini intrappolati nella città e poi reclutarne con la forza alcuni per il proprio esercito, mentre altri saranno inviati a sgomberare le macerie. «Quelli considerati inaffidabili saranno isolati», ha aggiunto il funzionario.
INTANTO, il bilancio del bombardamento del distretto industriale di Kharkiv, avvenuto nel pomeriggio di venerdì, è salito a 10 morti, tra cui un bambino di sette mesi. Kharkiv e la sua regione hanno subito intensi attacchi aerei e da terra nelle ultime settimane e in molti affermano che, dopo Mariupol, è la città colpita più pesantemente. Ieri l’attacco sarebbe stato condotto mediante dei “Grad” o dei lanciarazzi, non è ancora chiaro, ma in entrambi i casi si tratta di sistemi non teleguidati che quasi sempre lasciano sul campo molte più vittime e macerie del previsto.
UN PO’ PIÙ A SUD le forze ucraine sarebbero riuscite a tenere i diversi fronti aperti tra Lugansk e Donetsk e a respingere dieci tentativi di avanzata russa. Ovviamente, non si tratta né di battaglie campali né di tentativi di sfondamento in forze, ma di confronti tra manipoli supportati da mezzi pesanti. Tuttavia, è significativo notare che dopo la ritirata dal centro-nord del Paese, le truppe di Putin stiano attuando una tattica nuova, basata sull’apertura costante di nuovi piccoli fronti. È plausibile credere che l’obiettivo sia quello di fare breccia in qualche punto e stabilire una testa di ponte per accerchiare le difese ucraine. Nel frattempo, secondo le stime militari ucraine, i russi hanno lasciato sul campo tre carri armati, diversi pezzi di artiglieria e un veicolo corazzato per il personale. Altri sei droni-spia Orlan-10, uguali a quello rinvenuto a pochi chilometri dal confine e di cui abbiamo parlato a proposito della guerra di requisizioni, sarebbero stati abbattuti.
UN ALTRO DATO significativo che giunge dal lato di Kiev e che è molto importante riportare è il numero dei caduti ucraini. Conosciamo bene le stime ucraine sui morti russi, sui prigionieri di guerra, sui mezzi e i velivoli abbattuti e su quelli requisiti, ma abbiamo sempre difficoltà a capire quanto sia drammatico il bollettino per l’esercito difensore. I vari portavoce di Kiev sono sempre parchi di notizie in questo senso ma non c’è da stupirsi, basti ricordare quante critiche Dmitrij Peskov (il portavoce di Putin) si è attirato dai suoi stessi colleghi per essersi lasciato sfuggire che l’esercito stava subendo «grandi perdite». Ebbene, in un’intervista rilasciata alla Cnn, Zelensky ha stimato «fino a 3.000 soldati ucraini uccisi dall’inizio della guerra». Sappiamo già che la cifra sembra sottostimata, infatti, a seconda dell’istituzione o del singolo analista che effettua il computo, il valore reale si aggirerebbe tra i 4 e i 7 mila uomini. A onor del vero bisogna dire che il presidente ucraino ha poi aggiunto che circa 10 mila soldati ucraini sono stati feriti e che è «difficile dire quanti sopravviveranno». Contemporaneamente, per dare un termine di paragone, i morti russi sarebbero circa 20 mila, secondo il governo di Kiev, e 10-14 mila secondo i soliti osservatori internazionali.
TORNANDO alla situazione sul campo, nella regione di Lugansk, un’altra raffineria di petrolio sarebbe stata colpita. Secondo il governatore locale, Sergiy Haidai, le forze russe avrebbero bombardato l’impianto di Lysychansk. In seguito all’attacco sarebbe scoppiato un violento incendio in un’area di 5.000 metri quadrati e le squadre d’emergenza sarebbero ancora al lavoro per tentare di domarle. Inoltre, Haidai aveva invitato gli abitanti a rimanere nei rifugi dato che il bombardamento stava proseguendo nelle zone residenziali, nonostante sembrava fosse stata raggiunta una qualche intesa su un corridoio in uscita dalla città. In un nuovo comunicato, diramato a breve distanza, il governatore ha accusato le truppe di Mosca di aver aperto il fuoco nel centro di Lysychansk ostacolando l’evacuazione. Per fortuna la quasi totalità dei residenti aveva deciso di rimanere nei rifugi e non si registrano nuove vittime.
SUL FRONTE SUD, a poca distanza dal fiume Dnipro, la cittadina di Oleksandrija è stata bombardata pesantemente la scorsa notte e il suo aeroporto sarebbe stato reso inagibile. Il sindaco di Oleksandrija, Sergiy Kuzmenko, ha riferito stamane che per tutta la giornata di venerdì i vigili del fuoco e il genio hanno lavorato per cercare di limitare i danni e mettere in sicurezza le zone ancora agibili. La cittadina, situata nell’oblast di Kirovohrad è equidistante da Kryivij Rih, dalla quale i russi sono stati ricacciati indietro circa tre settimane fa, e Dnipro, che negli ultimi giorni ha subito intensi attacchi aerei.

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