VISIONI

Un tuffo nel «Caos» strutturato di Fabri Fibra

DOPO CINQUE ANNI UN NUOVO ALBUM PER IL RAPPER DI SENIGALLIA
STEFANO CRIPPAITALIA

L’ultimo avvistamento per Fabri Fibra è nel 2019, quando la coda dell’album Fenomeno – uscito nel 2017 – e la relativa promozione e tour, si esaurisce. Poi il buio, la pandemia che blocca il mondo e mette in stand by – e in crisi – il settore spettacolo, quasi senza distinzione. Caos – il disco che segna il ritorno dell’artista nato a Senigallia 45 anni fa, primo frutto del nuovo contratto firmato con SonyMusic – è maturato proprio durante questo periodo. Un lavoro non semplice – anche perché riconfermarsi in un ambito come quello rap dove ogni settimana decine di pubblicazioni si riversano sulle piattaforme e sui (sopravvissuti...) scaffali ’fisici’, rende tutto più complicato. Ma Fabri è andato oltre, ha scritto tantissimo – e qui ci sono «solo» diciassette tracce di un percorso che si è fatto man mano complesso, e che riesce a colpire nel segno. Perché il rap – almeno nell’accezione che ha preso piede da un decennio anche da noi, sostituendosi in un baleno nelle classifiche e nelle preferenze di un pubblico mainstream ad un paio di generazione di colleghi ‘pop’ – si misura ora con metriche leggere, contaminazioni melodiche e collaborazioni – o meglio featuring – che sembrerebbero lontani dai loro mondi.
VA FATTA però una premessa: Fabri ha una cultura decisamente più profonda rispetto a buona parte dei suoi colleghi e delle giovani (e spesso sprovvedute) leve della scena trap e hip hop. Quindi iniziare un disco con la voce di Gino Paoli e le note di Il cielo in una stanza non suona per niente strano, anzi fa riflettere su come i rapper - il pezzo è stato scelto con risultati apprezzati anche dall’autore da Mahmood e Blanco per la serata cover sanremese, riescano ora a dialogare con la tradizione ’nobile’ della canzone d’autore italiana senza forzatura alcuna.
Il Caos del titolo è soprattutto personale, lo ha spiegato durante qualche intervista e apparizione televisiva, ma chiaramente il «ritiro» ha influenzato la scrittura. Lockdown interrotto solo dalla ricerca di centinaia di beat, basi su basi da cui trovare l’ispirazione giusta e che ascoltiamo nei pezzi, episodi di una serie i cui temi centrali vanno dal successo alla depressione, passando per l’attacco frontale e senza filtri verso una parte dell’ambiente rap e alla politica.
RITROVIAMO la star che si misura con il successo (Amici o Nemici), l’elettore disilluso (Propaganda) dove ad affiancarlo – geniale idea – ci sono Colapesce e Di Martino, mentre Noia – che si avvale di un sample ricavato da una traccia di Miles Davis con l’effetto di tuffarci in un ambient vicino ai suoni di Robert Glasper - racconta la noia che ti prende quando sei vittima della routine. Oltre a Colapesce e Dimartino, tanti (azzeccati) ospiti: Neffa, Rose Villain, Francesca Michielin Madame, Guè, Salmo e Marracash. Amici e colleghi ringraziati uno ad uno nell’outro finale.

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