CULTURA

I bambini delle grotte scoprono il fatato «Vangelo» di Pasolini

«SOGNANDO IL GATTO» DI MARIO DESIATI
ARIANNA DI GENOVAITALIA/matera

I bambini del cavone, fiume in secca circondato di caverne e rocce che un tempo scorreva in una terra pugliese che racchiude tutti i sud del mondo, hanno la pancia che fa il rumore del tamburo della fame, si nutrono di formaggio quando va bene, sennò di corbezzoli selvatici, fiori, bucce d’arancia, fichi d’estate. A volte mendicano, soprattutto faticano nella campagna e, non potendo andare a scuola, sono convinti che sia una grande scocciatura.
Sono ragazzini soli - i loro genitori sono emigrati lontano, siamo negli anni 60 - e vivono in grotte con famiglie improvvisate che li «tengono» per mestiere. Si divertono insieme a modo loro e, come succede pure ai figli dei ricchi, hanno la testa piena di sogni, desideri e curiosità per i racconti degli altri. In particolare a Cicalino, Pepe, Diavolo e Spinetta (sbucata da un cespuglio di rovi da more dove era stata gettata), «adottati» da Menuccia, piace il cinema. Pure se non lo capiscono e non se lo possono permettere. E un giorno accade l’impensabile. In quel posto sperduto fra scalette e ponti di ferro, in mezzo ai «buchi» delle loro misere case, arriva una troupe cinematografica.
Scruta, guarda, cerca luoghi magici dove ambientare un film. È guidata da un signore con gli occhiali neri, unico adulto ad accorgersi della loro esistenza e a imbastire un poetico scambio di idee ed emozioni con i piccoli orfani, invisibili ai più se non proprio odiati. Si presenta come il Gatto, ma è Pier Paolo Pasolini, giunto in quel sud eterno per girare il suo Vangelo secondo Matteo.
È così che Mario Desiati, l’autore di Spatriati, in Sognando il Gatto (Mondadori, pp. 139, euro 16) rende omaggio allo scrittore e regista nell’anno del suo centenario, consegnando ai lettori e lettrici più giovani un romanzo di luccicante umanità. Una storia in cui si incontrano diverse solitudini, mescolandosi in un fatato quotidiano che si vorrebbe non finisse mai.
(a. di ge.)

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