CULTURA

Cento ricami del ricordo alla Biblioteca Vallicelliana

ARIANNA DI GENOVAITALIA/ROMA

Un cielo che invece di svaporare nelle nebbie si infittisce di segni e restituisce, al posto delle nuvole, un insieme corale di fazzoletti bianchi che fluttuano come fossero farfalle in volo. L’aria si materializza e quasi precipita in quei lembi che sembrano pagine volate via da qualche taccuino e invece sono fazzoletti in porcellana, allo stesso tempo presenze fragili e solide.
TESTIMONIANZE di esistenze vissute che ricompaiono quasi in filigrana, nei motivi di merletti e ricami impressi sulla candida superficie, frutto di un lavoro femminile mai dimenticato, intessuto di relazioni e sapere antico da tramandare di generazione in generazione.
Emanuela Mastria ha costruito quell’ordito di richiami, frugando nei corredi e nella biancheria di famiglia, stendendo poi sopra la ceramica con il mattarello, in un gesto rituale, fiori e decorazioni ritrovate.
OGNI SCULTURA è siglata con le iniziali - in rosso - della persona a cui è dedicata (donne strappate alla vita da mani di uomini assassini).
Il fazzoletto di Desdemona è il titolo della potente installazione dell’artista: circa cento pezzi sospesi fra il soffitto e il pavimento nel Salone borrominiano della Biblioteca Vallicelliana (la mostra, a cura di Michela Becchis, visitabile gratuitamente fino al 30 giugno, è inserita all’interno della rassegna Opera 00|20 voluta da Paola Paesano che fa entrare in risonanza l’arte contemporanea con uno spazio monumentale) restituiscono a Desdemona la centralità del ricordo: è la protagonista ribelle (sposa del Moro contro le regole sociali) dell’opera di Shakespeare, prima ancora della sua tragica fine.
IL FAZZOLETTO INGANNATORE, indicatore luttuoso nel testo letterario, si fa qui velo di memoria che riluce, risvegliando voci perdute.
Così se la biblioteca è un luogo di conoscenza e silenzio, come avverte Mastria, la porcellana «resa sottile, diventa traslucente, tanto da creare un effetto raffinato analogo alla filigrana nella carta», mentre la scelta del bianco «permette di osservare la forma nella sua essenza più pura».
Quei fazzoletti, allora, non sono più costellazioni di sudari in omaggio alle vittime di femminicidio, ma alchemiche «albedo». Per una narrazione del riscatto, imbastita nei disegni atavici della creatività femminile.

a. di ge.

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