CULTURA

Blocco dello scrittore? Ci pensa Sudowrite, AI che genera storie

Express
MARIA TERESA CARBONEusa/san francisco

Non più solo fake, ma deep fake, un «falso profondo», sempre più difficile da individuare: se n’è parlato tanto negli ultimi anni – e di recente, per esempio, a proposito di un video che ha circolato su TikTok (e poi su YouTube) in cui Tom Cruise scherza, gioca a golf e fa trucchetti di magia. Con la differenza non secondaria che quello che si vede non è l’attore di Mission Impossible ma un imitatore reso assolutamente credibile dall’ultima generazione di effetti speciali. Non è per cose così, però, che ci dobbiamo preoccupare, sostiene Simon DeDeo, docente di sociologia alla Carnegie Mellon University, che in un’intervista rilasciata a Kelly Katalfamo per Futurism rivela il suo vero incubo: gli usi possibili, e forse già attuali, di GPT-3.
Se ancora non conoscete questa sigla, è il caso di farlo adesso, e di memorizzarla bene: citando da Wikipedia, «Generative Pre-trained Transformer 3 (GPT-3) è un modello linguistico autoregressivo che utilizza il deep learning (l’apprendimento profondo, basato cioè su reti neurali artificiali capaci di imparare senza supervisione, ndr) per produrre testi simili a quelli umani. La versione completa di GPT-3 ha una capacità di 175 miliardi di parametri di apprendimento automatico. (...) Prima del rilascio di GPT-3, il più grande modello linguistico era Turing NLG di Microsoft, introdotto nel febbraio 2020, con una capacità di 17 miliardi di parametri, meno di un decimo di GPT-3».
Creato da OpenAI, un laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale con sede a San Francisco, e lanciato in versione beta nel luglio dell’anno scorso, GPT-3 preoccupa DeDeo, e non solo lui, per la raffinatezza con cui potrebbe trarre in inganno i processi razionali di chi, soprattutto sui social, si imbatte inconsapevolmente nelle sue «opere».
Non appare devastato, ma di certo turbato, Stephen Marche, romanziere e saggista canadese che ha avuto un incontro ravvicinato con GPT-3 o più precisamente con un programma di scrittura, Sudowrite, fondato appunto sul potentissimo transformer. A creare Sudowrite – anch’esso in versione beta – sono due persone che si guadagnano da vivere scrivendo, Amit Gupta e James Yu (rispettivamente uno sceneggiatore e un autore di speculative fiction, categoria ampia in cui ricadono, tra l’altro, fantascienza e fantasy), e sanno bene come acchiappare l’attenzione di colleghe e colleghi: «Al diavolo il blocco dello scrittore, siate più creativi con la nostra magica AI per la scrittura», strillano in home page, aggiungendo che Sudowrite è capace di «generare possibilità illimitate in base a qualsiasi intreccio».
Per verificare se davvero si può parlare di magia, Marche ha sottoposto il programma a due prove impegnative, dandogli in pasto due capolavori della letteratura mondiale: La metamorfosi di Kafka (tradotta in inglese, ovviamente) e Kubla Khan di Coleridge. Invitato a proseguire, in entrambi i casi Sudowrite se l’è cavata più che decentemente, al punto che, commentando i versi dello pseudo-poeta romantico («e crebbe e crebbe, guglia torreggiante»), Marche sul New Yorker non si trattiene dal prorompere in un elogio entusiasta: «Lo trovo bellissimo, memorabile. Se mi diceste che l’ha scritta Coleridge, vi crederei». Non altrettanto rapito, ma comunque impressionato, è lo scrittore Nathan Englander, un cui testo è stato consegnato a Sudowrite con la richiesta di produrre un seguito. Il risultato è imperfetto, secondo l’autore del Ministero dei casi speciali, ma «la scintilla c’è, dà l’idea che l’autore avrebbe solo bisogno di sedersi, concentrarsi e dedicare al testo ancora del tempo». Insomma, il potenziale non manca. Se e come verrà messo a frutto, resta da vedere.

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