CULTURA

Torna Katitzi, bimba rom tra i serpenti

Everteen
ARIANNA DI GENOVA SVEZIA

La casa editrice Iperborea è impegnata da qualche anno nella pubblicazione della saga dedicata alla bambina rom Katitzi: non un personaggio del tutto di fantasia, ma in realtà un «doppio» romanzato che ripercorre la vita dell’autrice stessa, Katarina Taikon (ce lo spiega la figlia Angelica in apertura, che presenta a lettori e lettrici sua madre, nata nel 1932 in Svezia e morta nel 1995, raccontandone l’infanzia dura, di perseguitata in quanto appartenente a una minoranza non amata, che i nazisti mandavano nei campi di sterminio). La scrittrice, che imparò a leggere e scrivere solo da adulta, dopo una vita di eterni spostamenti (il padre era un giostraio, alla morte di sua moglie si era risposato ma la matrigna presto assunse per lei e i suoi fratelli l’aspetto della strega delle fiabe), in questi romanzi in fondo narra di sé - per far comprendere le tradizioni del suo popolo - partendo dai sette anni e arrivando fino ai diciassette. Katitzi è una bambina universale.
Nel libro appena uscito, Katitzi nella buca dei serpenti (pp. 152, euro 13, trad. Samanta K. Milton Knowles, illlustrazioni di Joanna Hellgren), la protagonista, la combinaguai della famiglia - ma solo per la sua intraprendenza - , ha nove anni e dopo un incontro minaccioso con i rettili del titolo è costretta a riprendere le abitudini nomadiche. Si smonta il piccolo luna park e via tutti in viaggio nel carrozzone, i serpenti sono un presagio cupo. Tra regali inaspettati, giornate difficili, prove di educazione scolastica e un eterno senso di disadattamento addosso.
La collana Miniborei è comunque costellata di creature vivaci. Grazie alle illustrazioni di Markus Majaluoma conosciamo Ulf, il bambino grintoso (Iperborea, pp. 56, euro 9). A immetterlo sulla nostra strada è Ulf Stark, il grande autore svedese per l’infanzia scomparso nel 2017. Al centro della storia, c’è la relazione fra nonno e nipote, anzi con ben due nonni, coinvolti in un gioco che mima la «coppia» padrone e servo ubbidiente della Commedia dell’arte (o il poliziotto buono e quello cattivo dei film) e che finirà per addestrare il più piccolo a una vita in autonomia, senza concessioni alle moine da pelandrone e invece con molte concessioni alla fantasia e alle scorribande nella natura. Magari a caccia di lombrichi.

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