CULTURA

Daruma, bonzo dei desideri e un cane-incubo

Everteen
ARIANNA DI GENOVAgiappone

Come sono venute al mondo quelle bambole giapponesi tondeggianti, che dondolano senza cadere e, casomai, rotolano? I Daruma, «corpi» degli spiriti del desiderio (se si avvera bisogna colorare un occhio) sono tendenzialmente rossi, il colore della vita pulsante, e hanno il volto che molto somiglia a Buddha. Non possiedono arti, sorta di matrioske del Sol Levante, con infinite leggende che aleggiano intorno alla loro «rotondità» da bonzo. Il loro aspetto è il risultato di innumerevoli cadute del distratto Daruma primigenio, come racconta Laura Imai Messina nell’affascinantissimo libro Goro Goro, uscito per Salani con le illustrazioni di Philip Giordano che ricordano il giocoso futurista Depero (pp. 155, euro 14,90). È stato lui, nelle terre di Yamato, in un tempo lontano, a perdere pezzi - le mani, le braccia e le gambe - nel suo viaggio periglioso verso la conoscenza. Ma, alla fine, è diventato il più saggio di tutti espandendosi nella sua tonda pelle. L’autrice intreccia antiche fiabe e tradizioni giapponesi estraendo da quella trama di fili alcuni personaggi di grande potenza d’immaginario. Come Hashi-hime, la principessa del ponte che amava le acque, ne annusava l’odore. Un giorno vide un bagliore improvviso nel fiume, come se la Via Lattea stesse scorrendo con la corrente e stregata precipitò, divenendo una creatura malefica delle profondità acquatiche che trascinava in gorghi chiunque si avvicinasse. Nessuno osava più passare nei pressi del ponte sull’Ori-gawa dove era scomparsa la principessa. Quando due innamorati si spinsero fin lì rischiarono di affogare ma questa volta furono salvati da Hashi-me che lasciò le fattezze di anguilla per trasformarsi in carpa lucente. D’altronde, era la notte della Festa delle stelle.
Ci sono anche altri personaggi inquietanti che attraversano il buio squarciandolo con le nostre paure: sono quelli che lo scrittore inglese Mal Peet (scomparso nel 2015) porta nelle stanze della «normalità» quotidiana. In Come un’ombra che si avvale dei disegni di Emma Shoard (Uovonero, pp. 86, euro 15, traduzione di Sante Bandirali) l’incubo di Sandie bambina (e poi adulta) è un cane nero, presenza che attira l’orrore a distanza. Non sarà facile liberarsene e quando accadrà sarà per un tempo limitato. Fino a un lutto che, per uno scambio delle parti alla Edgar Allan Poe, riporterà in vita l’antico persecutore. Che questa volta però saprà scegliere la sua vera «vittima», salvando la sua sognatrice.

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