CULTURA

I musei si reinventano «a chilometro zero»

Le riaperture (alcune gratis) e un tour fra le mostre
ARIANNA DI GENOVAITALIA

L’apertura dei musei (solo giorni feriali) dopo quasi tre mesi di buio totale - notte senza luna che continua per teatri, sale concerti e cinema - ha rappresentato per molti una boccata d’ossigeno e un segnale di speranza: un’uscita dal tunnel del «mondo malato», forse più della riapparizione dei ristoranti nell’orizzonte del tempo libero. La direttrice dei musei Vaticani Barbara Jatta, nel riaccogliere i visitatori fra le meravigliose collezioni pontificie dopo l’astinenza dettata dai Dpcm, ha affermato che «è stato un periodo duro, la più lunga chiusura nella storia dei musei Vaticani dalla seconda guerra mondiale. Ora è un giorno di festa. Perché la nostra missione non è soltanto quella di preservare ma anche di condividere questo patrimonio universale».
È QUALCOSA che fa riflettere questo bisogno ineludibile di nutrimento culturale (a tutti i livelli, senza necessità di essere specialisti) e sicuramente post Covid sarà necessario per numerosi musei e luoghi istituzionali riformulare il loro dna: dopo i decenni in cui collezioni importanti e mostre venivano regolarmente «requisite» dal turismo internazionale (tanto che la cittadinanza locale era sempre espropriata da quel patrimonio ), ora quegli spazi deputati alla conoscenza, memoria, piacere possono reinventarsi facendo leva su un’identità di bene comune «a chilometro zero», senza temere di perdere prestigio - e valorizzazione economica che tanto preoccupa i governatori. D’altronde, gli Uffizi - testa di ariete per questa sperimentazione, con la Toscana regione gialla da due settimane - hanno registrato un flusso di presenze in costante aumento, 7.300 visitatori in sei giorni.
L’OPPORTUNITÀ DA COGLIERE - almeno per diversi mesi - è quella di non fondare più tutto sull’esterofilia vacanziera, spartendo generosamente la visione dei gioielli di famiglia anche con chi vi abita accanto. I musei come presidio per una crescita civile.
È questa la via che ha scelto il museo Egizio di Torino quando ha deciso di tornare attivo offrendo una settimana di gratuità. Così come l’archeologico di Reggio Calabria con i suoi Bronzi di Riace (dal 4 febbraio), mentre il veneziano Palazzo Grassi si è attrezzato per ospitare il pubblico il giovedì e venerdì, dall’11 al 26 senza spese di biglietto per le rassegne in corso dedicate a Henri Cartier Bresson (Le Grand Jeu) e Youssef Nabil. Anche il Maxxi di Roma invita nella sua sede riducendo l’entrata a 5 euro e proponendo Isaac Julien. Lina Bo Bardi — Un meraviglioso groviglio (fino al 28 febbraio), Senzamargine. Passaggi nell’arte italiana a cavallo del millennio, e i vincitori del Bulgari Prize.
SI RIPARTE il 4 pure con la Quadriennale, sempre gratuita, al Palaexpo (era stata chiusa per le misure emergenziali a una settimana dall’inaugurazione): la sua collettiva è intitolata Fuori ed è a cura di Sarah Cosulich e Stefano Collicelli Cagol. Un’indagine sul contemporaneo a tutto tondo, mentre all’Ara Pacis con il «vernissage» di Josef Koudelka si volge uno sguardo al passato. Radici (fino al 16 maggio) è uno straordinario viaggio fotografico alla scoperta delle fondamenta della nostra storia. È il frutto di un progetto durato trent’anni, realizzato esplorando alcuni dei più rappresentativi e importanti siti archeologici del Mediterraneo.
Tornano in piena luce, dopo che erano stati come delle meteore, i Marmi Torlonia a Villa Caffarelli (come tutte le mostre, su prenotazione). L’esposizione presenta 92 opere greco-romane tra statue, sarcofagi, busti, rilievi ed elementi decorativi della più prestigiosa raccolta privata di sculture antiche al mondo.
Gli Etruschi saranno invece le presenze «dal vivo» che si paleseranno all’Archeologico di Napoli dal 12 giugno, mentre a Capodimonte da ormai due settimane si viaggia tra le ariose visioni di Luca Giordano. E se Palazzo Blu di Pisa affida la sua «rinascita» alla Metafisica di Giorgio De Chirico (le cui piazze sospese e spettrali molto somigliano alle città vissute durante i vari lockdown), soprattutto alle alucinazioni oniriche che avevano alimentato la collezione personale dell’artista, a Bologna si può ancora vedere - fino al 21 - Monet e gli impressionisti, con i capolavori del Marmottan di Parigi (Palazzo Albergati).
NEI CIELI DI ROVIGO, presso Palazzo Roverella, volano le «spose» di Marc Chagall (fino al 14 marzo), alla galleria Milano campeggia la «falce e martello» di Enzo Mari, all’HangarBicocca Chen Zen (aspettando Digital Mourning del francoalgerino Neïl Beloufa), e alla Triennale si svolge il racconto del popolo Yanomami di Claudia Andujar (da oggi e per tre giorni). Nella città meneghina c’è pure Frida Kahlo, alla Fabbrica del Vapore fino al 5 maggio. Un percorso sensoriale tecnologico per tuffarsi a capofitto nella vita dell’artista messicana. Per chi volesse una full immersion c’è anche il libro pubblicato di recente da Neri Pozza: Nulla è nero di Claire Berest, romanzo che sceglie l’incursione nella storia di un amore passionale e a tratti spinoso come quello fra lei e Diego Rivera.
Anche a Genova, il tempo di Michelangelo si rasserena (la mostra aveva chiuso dopo una manciata di giorni). Serena Bertolucci, direttrice di Palazzo Ducale, riparte con «un appello ai nostri tradizionali visitatori, ma anche a chi ha riscoperto l’imprescindibilità della cultura: abbiamo bisogno della vostra presenza, del vostro contributo».Nel frattempo, la Galleria Borghese, a Roma, richiama a sé i cittadini con lo slogan «Ci siete mancati». Già, anche a noi tutti.

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