CULTURA

Buchmesse, libri alla resa dei conti tra isolamento e vita in digitale

Dati Aie: perdite, recuperi e crescita dell’editoria italiana sui mercati esteri
MARIA TERESA CARBONEgermania/francoforte

Ci sono riti ai quali pure in periodi eccezionali è impossibile sottrarsi. E dunque, anche se in questo accidentato 2020 la Fiera di Francoforte si tiene in versione perlopiù digitale e fortemente ridotta, l’Associazione italiana editori (Aie) non si è sottratta ieri all’appuntamento con cui ogni anno, il giorno di apertura della manifestazione, presenta al pubblico i dati più recenti del nostro mercato editoriale.
Certo, Gianni Peresson, direttore dell’ufficio studi dell’Aie, si è rivolto ai suoi interlocutori guardandoli attraverso una videocamera e non dal vivo, in uno dei padiglioni della Buchmesse, ma in fondo la sostanza non cambia. O forse sì? Al di là della modalità di comunicazione, infatti, le cifre sciorinate con l’abituale competenza da Peresson lasciano pensare che la pandemia stia imprimendo un cambiamento notevole nel modo in cui i libri vengono prodotti e soprattutto distribuiti e acquistati. Nulla di sorprendente, ma è chiaro che l’emergenza Covid ha avuto e continua ad avere effetti molto pesanti sulle librerie. E la ricerca Aie lo conferma.
MA VENIAMO AI DATI, partendo da quelli registrati alla fine del mese scorso, quando si è chiuso lo studio presentato ieri: al 27 settembre, le vendite di libri fisici, saggi e romanzi, tra librerie, grande distribuzione e store online (inclusi i valori, solo stimati, di Amazon, sempre estremamente restia a esibire il proprio fatturato) valevano – dall’inizio dell’anno – 850 milioni, contro i 914 del corrispondente periodo del 2019. In nove mesi, quindi, si sono persi 64 milioni, pari al 7%: tutto sommato neanche troppo male, se si considera che a luglio la percentuale di calo era dell’11% e ad aprile, nella coda della fase più rigida del lockdown, addirittura del -20%.
Non solo: nel settembre 2020 si è addirittura registrato un aumento di vendite rispetto al settembre 2019. Si tratta di una crescita all’apparenza minima, 0,3%, ma che non va sottovalutata per due motivi: da un lato il 2019 è stato un anno particolarmente positivo (il primo, dopo molto tempo, in cui sono aumentate le copie vendute), dall’altro il dato non include le vendite – presumibilmente non irrilevanti – su Amazon.
INSOMMA, PARLARE, come fa l’Aie, di un recupero del mercato editoriale italiano non è improprio, anche perché si presume (o almeno si spera) che il 2020 confermi un’altra tendenza: la crescita dell’editoria italiana sui mercati esteri. Prendendo sempre a parametro lo scorso anno, infatti, i diritti di edizione di autori italiani a editori di altri paesi erano cresciuti nel 2019 del 9% rispetto al 2018, per un numero complessivo di 8.596 titoli. Se si pensa che meno di dieci anni fa, nel 2011, i titoli venduti all’estero erano 4.629, poco più della metà rispetto alla cifra attuale, l’entusiasmo non appare fuori luogo.
Dove è difficile seguire l’Aie nella sua incoercibile tendenza a vedere «segnali di ripresa», è – come si diceva – sul fronte delle librerie «fisiche», la cui quota di mercato ha registrato un crollo che sembra davvero difficile da colmare.
Nel 2019 le vendite nei «negozi» (librerie e grande distribuzione) erano quasi i tre quarti del totale (73%), mentre attualmente superano di non molto la metà. E il piccolo aumento di 5 punti tra il nerissimo aprile (52%) e il roseo settembre (57%) dimostra la grande e meravigliosa tenacia dei librai, ma non è sufficiente a far pensare che la tendenza – del resto già in atto prima del Covid-19 – si possa invertire. Lo dimostra anche il «naturale» aumento nella produzione di e-book: a fine settembre i libri digitali vantavano un + 13% rispetto a settembre 2019, un dato che appare contrario e speculare al – 13% nella produzione di libri fisici per lo stesso periodo, anche se in questo caso non si deve dimenticare che tra inizio marzo e metà aprile il calo rispetto al 2019 era del 77%.
DEL RESTO, anche al di fuori del perimetro italiano, si possono osservare i segni che il minuscolo e inconsapevole coronavirus lascerà sul mondo del libro: ovunque aumenta il peso degli e-book e degli audiolibri (un altro segmento che anche in Italia sta crescendo velocemente), ovunque aumenta la quota delle vendite online. E anche le fiere editoriali si adeguano al cambiamento, come ha notato Juergen Boos, presidente e amministratore delegato della Buchmesse, in una intervista a Deutsche Welle: «Già anni fa abbiamo cominciato a prevedere che molte cose si sarebbero potute comunicare per via digitale, che molti incontri si sarebbero potuti organizzare in modalità virtuale. Adesso ci siamo trovati ad accelerare questo processo».
Ancora Boos, tuttavia, si dice convinto che «ci si incontrerà ancora fisicamente, perché altrimenti andranno perse la creatività, le opportunità, la fiducia che solo gli incontri di persona creano». Ed è quello che speriamo tutti, in fondo.

* La rubrica Express tornerà la prossima settimana

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