VISIONI

Metrica e dinamiche incorporee del rap

«CORAGGIO» SECONDO ALBUM PER CARL BRAVE
LUCA PAKAROVITALIA

Carl Brave, trascorsi poco più di due anni dal suo primo album solista Notti Brave (doppio Disco di Platino), con cui aveva confermato di non essere stato precipitoso nel distacco da Franco126 dopo il successo di Polaroid, torna con Coraggio (Island Records). Gli attesi singoli che l’hanno anticipato come Che poi, Spigoli o Regina Coeli, sono andati fortissimi nelle piattaforme tanto d’avergli fatto superare i 100milioni di visualizzazioni sul suo canale YouTube.
TANTE atmosfere, dall’urban alla ballata, immersi nel regno del pop in continuità con la trap a restituire un disco certamente più appetibile per la radio ma meno promettente per chi cercava in Brave un apripista di cantautorato di nuovo lignaggio. Nell’album si percepisce la necessità di far affiorare una narrativa collettiva per combinare più generi sonori e persone: la cover di Valerio Bulla omaggio al nonno di Carl, il titolo è il nome all’anagrafe del rapper (Carlo Luigi Coraggio), fino alla famiglia allargata dei feat, gli amici o i racconti sulle ambiguità dell’amore ai tempi dei social (Followers e l’elegante Parli Parli). Da quest’ultimo ambiente Brave attinge le dinamiche incorporee del contemporaneo che incastona egregiamente con la metrica che fa leva sullo slang (Eccallà), e attraverso cui scorgiamo sempre vivido l’orizzonte romano, rafforzato anche dai camei di Carlo Verdone nei videoclip. Diciassette tracce, con i featuring di Elodie, Mara Sattei & Tha Supreme, Guè Pequeno, Taxi Bi (ottimo Le Guardie: «Zona malfamata quando i turisti non sono per strada/Un bar che pulisce la grana») in cui riusciamo a mappare la Capitale, fra il Raccordo, Ostia, Ponte Milvio, Regina Coeli, il bar San Callisto e ovviamente Trastevere, dove è cresciuto l’artista.
LÌ DOVE capeggia la crew della Lovegang a lui vicina, e da cui vengono le collaborazioni nel disco di Ketama126 e di Pretty Solero, artisti per cui il contenuto dei brani trap si centrano sui sentimenti, anche se essenzialmente i testi restano un accessorio. Brave non è così netto, surfa su melodie variegate, con tanta e forse troppa carne sul fuoco, non risulta però mai dissonante nei gusti e nelle opinioni, raccontandoci il suo romanzo quotidiano anche quando è a corto di argomenti. E se l’intimismo a tratti può sembrare sovraesposto e lezioso, riesce tuttavia a trovare la quadra musicale nel modo più fruibile, quella che strizza l’occhio alle classifiche.

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