VISIONI

Vasco Brondi e quelle apocalissi dell’anima, fra punk e poesia

ROMA
VALERIO CORZANIITALIA/ROMA

Una serata in cui la pioggia a Roma pareva voler fare quel che Vasco Brondi avrebbe detto del mare: «sembra che ti culli, ma poi ti vuole ingoiare». Lo avrebbe detto in una canzone di lì a poco, prendendola a prestito dagli Afterhours e portandosela dietro così anche nella tappa romana dei suoi «Talismani per tempi incerti». I talismani di Brondi, che nel frattempo ha dismesso definitivamente l’insegna de Le luci della centrale elettrica, sono i suoi maestri. «Maestri imperfetti, contradditori ma che riescono a dare conforto», così li ha definiti l’artista ferrarese sul palco della Sala Santa Cecilia dell’Auditorium abitata da lui, dai suoi tre musicisti e da mille astanti distanziati, catapultati in quel palco per le intemperanze del meteo che hanno reso impraticabile la Cavea.
I MAESTRI, le referenze del suo background, Brondi li cita per tutto lo spettacolo tra pezzi originali, qualche reinterpretazione («un pezzo intoccabile che noi toccheremo»: presenta così ad esempio la Smisurata preghiera di De André) e molte letture. È una dimensione che gli si addice e dalla quale, pensiamo, non si staccherà volentieri. Il suo aspetto monacale con il barbone, il palco di questo tour abitato da led che sembrano candele, il pensare a voce alta senza paura d’incepparsi, il leggere poesie: formano un crocevia di pratiche che esaltano i suoi talenti e gli permettono di essere sincero, diretto, poroso al punto da portare anche un poeta come Mario Luzi nel suo happening e confessare con lui (nella poesia A volte si tocca il punto fermo e impensabile): «Sono cose, queste, che si dicono per noi soltanto/Altri ne riderebbero/Ma dire si devono». Andrea Faccioli alle chitarre, Daniela Savoldi al violoncello, Angelo Trabace alle tastiere, tutti ai cori e alle seconde voci, seguono Brondi con fare disciplinato ma complice. La temperatura dell’amplificazione resta quasi sempre molto tenue, del resto è da tempo che Vasco Brondi si è lasciato alle spalle il punk dei primordi ed è da tempo, proprio da quando ha dismesso l’insegna che lo ha lanciato e ha in qualche modo definitivamente congedato il suo primo produttore Giorgio Canali e soprattutto il suo modo di pensare al rock, che Brondi ha lasciato entrare una verve più intimista, meno urlata, meno «deturpata», nelle sue canzoni. E alcuni dei suoi pezzi, anche di quelli vecchi come Una guerra lampo pop, Punk sentimentale, L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici, adesso prendono un tono più austero e insieme più denso. Meno distorsore e più armonici per dirla con uno slogan. Brondi sarà il 9 ottobre a Scandiano (Re) con Tre Allegri Ragazzi Morti, Massimo Zamboni e Margherita Vicario per un evento a favore dei lavoratori dello spettacolo.

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