VISIONI

Voci, suoni e quelle recondite ossessioni

NOISE
LUCA PAKAROVITALIA/ROMA

Rumore, distorsioni portate al massimo, esplosioni, voci che arrivano forse da un film-documentario che ratifica teorie deliranti sull’omosessualità. Il brano si intitola Omosessualità svastica. Già su queste pagine abbiamo raccontato le dissonanti parabole che negli anni hanno caratterizzato Bologna Violenta, il progetto noise nato nel 2005 firmato Nicola Manzan, che dal 2015 vede anche Alessandro Vagnoni. Scatta a gennaio la ricorrenza del decimo anno dell’album Il nuovissimo mondo, secondo lp dopo l’esordio omonimo di BV, pubblicato a suo tempo con qualche difficoltà dall’etichetta Bar la Muerte e oggi riproposto in 200 copie in vinile da Overdrive Records con un’aggiunta di quattro inediti tra cui il brano sopra citato (quindi 27 pezzi velocissimi). Se dieci anni fa in copertina trovavamo un necrologio con foto di Manzan a 33 anni, oggi ne abbiamo uno simile ma con la sua foto a 44 e in cui il «triste annuncio» diventa «ricordo da tenere vivo».
L’ESTRO MACABRO del polistrumentista trevigiano fa aleggiare nei suoi dischi sempre un senso di morte e distruzione, certo per non prendersi troppo sul serio e sventrare liberamente la metrica in un seducente atto liberatorio, ma anche per pigiare sulle sensazioni forti, offrendo una struttura musicale della violenza e della morbosità mortifera, dirette verso quel lato inconscio che ci zavorra alle nostre pulsioni più oscure. Passando negli anni da un approccio filmico e visivo con sonorizzazioni di storie provenienti dall’immaginario collettivo, come nell’album metalcore Uno bianca (2014), alla narrazione più lenta e romanzata di singole raccapriccianti vicende, come nell’ultimo Bancarotta morale (2020) dove soffia anche un tiepido folk. Un’azione efficace, improntata a destrutturare il vero e la cronaca, in cambio delle sue recondite ossessioni.
NEL DISCO ristampato, che è anche omaggio al b-movie, alterna malinconiche suonate di violino (Blue song) a revolverate di chitarre e sintetizzatori, innescando un effetto estraniante e magnetico, intento a incunearci slogan incomodi, recitati da voci di radiodramma arrivati lì dalla giungla dei pensieri disturbanti. Dieci anni fa Manzan aveva chiara la deriva del messaggio, con l’affacciarsi del nuovo metro di pensiero social(e) e l’attualissimo ritorno delle pulsioni di morte, spinta politica/commerciale vincente di un inizio secolo frammentario, chiassoso e divisivo.

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