CULTURA

Cosa può fare e raccontare un corpo

Express
MARIA TERESA CARBONEfrancia/usa/spagna

Quante sono le novità librarie della rentrée! Tante, tantissime, troppe: anche solo a limitarsi a tre lingue, inglese, francese e spagnolo, per parlare di tutte ci vorrebbe un allegato grosso come l'ormai dimenticato elenco del telefono. E allora, non resta che rassegnarsi a una scelta per forza di cose minima (tre titoli) e idiosincratica, escludendo quei testi – uno per tutti Yoga di Emmanuel Carrère – che usciranno in Italia fra mesi ma dei quali si è già molto parlato anche qui.
Per primo, un saggio uscito in Francia da La Découverte, Ne nous libérez pas, on s'en charge. Lo hanno scritto tre storiche di generazioni diverse, Bibia Pavard, Florence Rochefort e Michelle Zancarini-Fournel e già il titolo – «Non liberateci, ce ne occupiamo noi» – anticipa il taglio di questa «storia dei femminismi dal 1789 ai giorni nostri», come la definisce Cécile Daumas che per «Libération» ha intervistato le autrici. Due gli assi portanti: il rifiuto dell'immagine consolidata di un femminismo che procede per ondate, occupandosi prima dei diritti civili e in seguito della sessualità («per le femministe del XIX secolo la critica delle norme di genere e dei pregiudizi misogini era centrale quanto la rivendicazione dell'uguaglianza giuridica», dicono le tre storiche) e il nesso strettissimo fra il femminismo e le lotte contro ogni forma di dominazione. Per Pavard, Rochefort e Zancarini-Fournel «l'antischiavismo è una fonte di ispirazione determinante, un modello per denunciare l'esclusione dell'umano e pensare l'uguaglianza dei sessi».
La seconda novità viene dalla casa editrice statunitense Riverhead, si intitola What a body can do? («Cosa può fare un corpo?») e la sua autrice, Sara Hendren, è artista e docente di design per la disabilità. Nel libro, nota Katy Waldman in un articolo entusiasta sul New Yorker, Hendren si chiede in che modo il design può aiutarci a ripensare il concetto stesso del «fare», accogliendo e non patologizzando la differenza. Essere disabili infatti è normale, e non solo perché secondo le ultime stime dell'Organizzazione mondiale della sanità il 15 % degli umani vive con qualche forma di disabilità: «Da piccoli tutti siamo dipendenti e molti di noi passano fasi di disabilità dopo un intervento o durante una malattia o invecchiando». Questa fluidità si scontra con la rigidezza degli spazi e più ancora dei tempi così come si strutturano intorno a noi. «Il libro di Hendren – conclude Waldman – ci chiede di reimmaginare lo sviluppo cognitivo, fisico ed emotivo come una danza, non come una corsa, di pensare a un futuro che contenga in sé un po' di lentezza».
Infine, un romanzo che in Spagna si aspettava da tempo e che ora è in uscita (la data prevista è il 2 ottobre): Las maravillas di Elena Medel (Anagrama). Medel aveva 17 anni quando nel 2002 uscì la sua prima raccolta di poesia, che la rivelò come «la maggiore voce della poesia spagnola del ventunesimo secolo», stando a quanto scrive sul «País» Javier Rodríguez Marcos. Da molto si sapeva che la oggi trentacinquenne poetessa (nonché anima di un'ottima casa editrice di poesia, La Bella Varsovia) era al lavoro su un testo narrativo. Ed eccolo, infine: una lunga attesa ben ripagata, sempre se ci fidiamo di Rodríguez Marcos, che non teme di evocare Virginia Woolf e Rafael Chirbes.
La trama, comunque, è interessante: due donne di generazioni diverse arrivate da Córdoba a Madrid si chiedono quale sarebbe stato il loro rapporto con amore, maternità e famiglia se avessero avuto i soldi e se fossero stati uomini, «senza manicheismo e in duecento pagine che non danno tregua». (A parlare è sempre il superfan Rodríguez Marcos, ma il libro promette bene).

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