VISIONI

La patria e la violenza. Konchalovsky racconta il massacro di Novocerkassk

«CARI COMPAGNI» IN CONCORSO
SILVANA SILVESTRIITALIA/VENEZIA

Un episodio poco conosciuto della storia dell’Urss, la strage di civili a Novocerkassk nella Russia meridionale, nel giugno del 1962, «secretato» fino al 1990 (senza che mai nessuno abbia pagato per questo, tutti morti ormai i responsabili) è alla base del nuovo film di Andrey Konchalovsky (tutte le notizie che riguardano quei fatti li ha approfonditi Yurii Colombo su Alias del 29 agosto dedicato al festival di Venezia), Cari compagni.
Nello stabilimento di locomotive elettriche il tasso di produzione fu aumentato di circa un terzo, i salari diminuirono drasticamente, 24 persone rimasero uccise sul posto, 87 furono ferite, altre sette furono condannate a morte, 105 - condannate a lunghi periodi di reclusione come «istigatori di rivolte. Questo almeno secondo i dati ufficiali. Il passaggio dai fatti storici al film è tutto un complesso gioco di rimandi, a cominciare dal bianco e nero che ricorda il cinema del passato mentre è chiara l’intenzione di far leva sugli spettatori contemporanei. Come un rovesciamento del cinema sovietico rivoluzionario, come una rivoluzione capovolta (tale è il comando disparare sugli operai in un paese comunista) il film inizia con lo «Sciopero» per i prezzi che salgono e i generi alimentari che non si trovano più.
GLI OPERAI avanzano con le bandiere rosse e i ritratti di Lenin, scesi spontaneamente per le strade a manifestare contro il municipio («stanno portando Lenin contro lo stato sovietico» è il commento allarmato dei burocrati).
Entra in scena il conflitto della «madre» altro personaggio classico del cinema russo. Lyuda (Julia Vysotsakaya, era anche in Paradise di Konchalovsky, Leone d’Argento a Venezia 73) funzionaria del comitato locale del partito, ha Stalin come riferimento cardine del suo pensiero politico a dispetto del nuovo corso del Comitato centrale («vorrei che tornasse Stalin, non ce la faremo senza di lui») e l’idea di trovarsi a vivere in un «periodo meraviglioso». viene scardinato all’improvviso. Di fronte agli eventi dovrà fare velocemente i conti con le sue certezze e avrà la forza di superare qualsiasi ostacolo burocratico, pur di trovare la figlia forse rimasta vittima anche lei del conflitto a fuoco che ha lasciato sul terreno tante vittime e tanto sangue da non poterlo neanche lavare via perché con il caldo si è fuso con l’asfalto.
SARÀ TANTO determinata da non aver timore di accettare l’aiuto di un agente del Kgb che si rivela inaspettatamente collaborativo. Dagli schermi dei televisori nei soggiorni si vedono immagini dissonanti di cori e canzoni famose a distrarre dagli eventi e non dare notizie : si cita quella di Primavera di Grigorij Vasil'evic del ’47, si sente in tv il coro: «Compagno mio compagno proteggi la Patria a ogni costo» mentre continuano le sparatorie, passano i carri armati e proseguono le perquisizioni casa per casa Mentre iniziava il disgelo kruscioviano, e nel cinema la parola d’ordine era commedie, romanticismo e ottimismo, mentre iniziava una nuova stagione di cinema con Tarkovskij che proprio nel ’62 firmava L’infanzia di Ivan e Konchalovskij esordirà nel ’65 con Il primo maestro, nella periferia, nel paese dei cosacchi qualcosa si era bruscamente fermato.

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