EUROPA

Doppia caccia al rifugiato, Grecia e Turchia fanno fuoco

Lacrimogeni e proiettili di gomma contro migliaia di migranti. Ankara: c’è un morto
VALERIO NICOLOSIgrecia/evros/siria/turchia

La crisi politica tra Turchia e Ue non si ferma e schiacciati in mezzo continuano a esserci i profughi siriani. La frontiera di Kastanies, lungo il fiume Evros, ne è il simbolo: la polizia e i militari greci presidiano ogni centimetro di confine, una rete con il filo spinato dietro la quale urlano i profughi siriani chiedendo di poter passare e, alle loro spalle, la polizia turca.
SONO LE 9 DEL MATTINO quando dal cancello blindato della frontiera sentiamo i primi lacrimogeni partire: uno sparo ovattato, un rumore sordo che annuncia l’inizio di una lunga mattinata di scontri. La stampa non può avvicinarsi, siamo a poche centinaia di metri e si sentono le urla dei migranti e gli spari dei lacrimogeni. Dopo un’ora il rumore degli spari non è più ovattato, i gas hanno lasciato il posto alle granate stordenti e alle pallottole di gomma.
Quando la tensione scende ai giornalisti è consentito avvicinarsi fino a poche decine di metri dalla rete di confine: i siriani urlano di aiutarli, di raccontare quello che sta accadendo, di denunciare. Intanto i militari greci e turchi continuano il loro gioco sporco sparandosi lacrimogeni a vicenda, ma soprattutto contro i siriani. Un gioco a distanza che tiene in ostaggio qualche migliaio di persone. Quando la tensione è altissima e sul fronte europeo si decide di schierare altri militari per aumentare la pressione sui profughi, i giornalisti sono invitati ad allontanarsi e tornare al punto di partenza, dietro il cancello della frontiera, potendo ascoltare e non guardare.
A fine giornata il bilancio è pesante: secondo fonti turche ci sarebbero un morto e cinque feriti. La autorità greche smentiscono ma i video girati sul lato turco e caricati sui social mostrano i feriti, anche gravi, colpiti proprio da lacrimogeni e pallottole di gomma.
NELLE CAMPAGNE che accompagnano il fiume Evros verso il mare, l’esercito presidia ogni incrocio e capita spesso di vedere dei rifugiati bloccati lungo la strada, arrestati proprio dai militari. In serata anche gli agricoltori della zona di Kastanies hanno messo a disposizioni i loro trattori per presidiare la zona, partecipando a questa caccia all’uomo senza sosta, anche nei campi arati. Secondo il governo di Atene, negli ultimi cinque giorni sono state arrestate 231 persone, 32.423 quelle fermate sul confine.
E LA TOLLERANZA ZERO continua nelle isole greche, ma impedire completamente che arrivino via mare è impossibile. A Lesbo il sovraffollamento rischia di far implodere una situazione già complicata. Ieri le autorità hanno radunato circa 500 migranti nel porto di Mitylene ma non c’è una soluzione per loro. Il governo nei giorni scorsi si è affrettato a dichiarare illegali tutti quelli che arrivano in questi giorni, sospendendo di fatto la Convenzione di Ginevra nel paese che è stato la culla della democrazia.
Però, nonostante la propaganda, il premier Mitsotakis dovrà fare i conti con la geopolitica attuale, che non gioca a suo favore: l’Europa si lava le mani appoggiando la difesa delle frontiere greche ma non redistribuendo i migranti nei 27 paesi membri, nemmeno in una formazione ridotta di volenterosi. Erdogan, dal canto suo, ieri ha accusato proprio i paesi europei di non rispettare i diritti umani, immedesimandosi per un giorno nei panni di paladino dei diritti.
NON ACCETTERÀ che i profughi siriani siano riportati indietro e al tempo stesso non è possibile rimpatriarli in Siria, dove proprio la Turchia è impegnata militarmente al fianco di alcune organizzazione islamiste, contro il regime di Assad.
«Se i paesi europei vogliono risolvere la questione, devono sostenere gli sforzi della Turchia per soluzioni politiche e umanitarie in Siria». Il messaggio del "sultano" a Bruxelles è chiaro e in vista dell’incontro di oggi con Putin, dove spera in un cessate il fuoco ad Idlib, l’Ue deve decidere se accogliere i migranti, se cedere e sostenere la Turchia nella battaglia nel nord-ovest della Siria, o se andare avanti con il braccio di ferro rischiando una crisi militare con un membro della Nato.

Supporta il manifesto e l'informazione indipendente

Il manifesto, nato come rivista nel 1969, è sinonimo di testata libera, indipendente e tagliente.
Logo archivio storico del manifesto
L'archivio storico del manifesto è un progetto del manifesto pubblicato gratis su Internet e aperto a tutti.
Vai al manifesto.it