CULTURA

Santu Mofokeng, il mondo scorre tra le case di Soweto

FOTOGRAFIA
ARIANNA DI GENOVASUDAFRICA/soweto

Santu Mofokeng diceva di poter «navigare nel mondo» semplicemente da Soweto. Lui, il grande maestro della fotografia sudafricana, morto a 64 anni il 26 gennaio scorso, aveva iniziato come fotografo di strada per poi trasformarsi, negli anni, in un’icona della lotta contro l’apartheid. Eppure (come ha spiegato bene nell’intervista con Manuela De Leonardis, uscita su Alias il 15 giugno 2013) non si considerava un attivista, nonostante la sua vibrante coscienza politica. Forse, preferiva essere più uno scrittore con le immagini, un narratore che raccontava a modo suo, sicuramente con uno sguardo sobrio, la grama vita dei neri nella sua Johannesburg. Esistenze prese in strada, piccoli gesti quotidiani, il duro lavoro dei mezzadri: una potente galleria di ritratti riconsegnati prima in un austero bianco e nero, poi a colori.
Nato nel 1956 da una famiglia con pochi mezzi, frequentò la Morris Isaacson High School di Soweto, uno dei focolai della rivolta nel 1976. Dopo essere stato assistente in camera oscura per diversi giornali, si è unito ad Afrapix, il collettivo di fotografi che combatteva l’apartheid. Critico (come David Goldblatt) verso il fotogiornalismo che cedeva facilmente agli stereotipi nella rappresentazione dei neri mettendo in scena solo gli scontri violenti, si trasformò in un documentarista e ricercatore sul campo per il progetto di storia orale dell’African Studies Institute, presso l’Università del Witwatersrand. Mofokeng ritraeva la vita ordinaria, le persone nelle loro case («fotografo la loro resistenza»), ma attraverso i suoi scatti non dimenticava la distruzione ambientale che stava modificando i connotati al suo paese. E il paesaggio, a volte privato di presenze umane, scarnificato nelle sue linee compositive, rimane un eccezionale co-protagonista della sua arte.
Nel 2011 il Jeu de Paume di Parigi gli ha dedicato una personale, mentre nel 2013 Mofokeng è approdato in Laguna come ospite nel padiglione tedesco. Nel 2016 si è aggiudicato il Premio Internazionale per la Fotografia 2016 a Modena. 
A. DI GE.

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