VISIONI

Come affrontare il 2020 con le allucinazioni di Alice

IL PAESE DELLE MERAVIGLIE IN MOSTRA
ARIANNA DI GENOVAgb/londra

Nel 2020, dopo un 2019 che ha messo a dura prova la sanità mentale di chiunque, si potrà definitivamente gettare a mare qualsiasi zavorra razionale ed entrare in uno stato di allucinazione permanente. Per esempio, con restringimenti improvvisi evitando di rimanere incastrati in progetti indesiderati o con crescite a dismisura, per incutere negli altri il rispetto delle proprie opinioni (politiche, culturali, fantasiose, illogicissime).
A RIVENDICARE per primo un mondo alla rovescia, dove il nonsense regni sovrano e la lucidità illuminista del pensiero sia messa dignitosamente all’angolo è il Victoria&Albert Museum di Londra. La città è certamente difficile da amare in questo momento, ma si può immaginare di fare uno strappo per un week end: lo smemoramento che si otterrà in premio polverizzerà il ricordo di Brexit & Co.
Il museo, infatti, sta lanciando in questi giorni una mostra imperdibile che segnerà il passo del 2020 a metà anno, agli inizi dell’estate, periodo di luci abbacinanti e naturale psichedelia indotta dal tempo sospeso.
Alice: Curiouser and Curiouser è la rassegna bulimica dedicata alla bambina che un giorno sparì nella tana di Bianconiglio, e a tutte le sue reiterate apparizioni nel corso di 157 anni di splendida e movimentatissima vita, mai sfiorata dall’oblio. Era il 1865 quando Lewis Carroll vide pubblicato il suo Alice in Wonderland: quel racconto era nato per divertimento durante una gita estiva in barca con le piccole sorelle Liddell: lo scrittore aveva la sua preferita e si chiamava proprio Alice: la conosciamo tramite una sua intensa e inquietante fotografia (a differenza di quella disneyana, era mora e non bionda).
PER QUESTA ESPLORAZIONE al V&A degli aspetti reconditi di noi stessi (e delle strampalate possibilità del nostro linguaggio quando non si piega alle regole del gioco) si parte il 27 giugno per tornare con i piedi per terra il 21 gennaio del 2021, ad apertura di quel nuovo ventennio dove magari servirà un pizzico di rinsavimento in più.
Con oltre trecento «pezzi» allestiti in un itinerario immersivo - che spaziano tra film, performance, moda, arte, musica - il V&A seguirà il filo dell’impatto culturale travolgente di Alice, fonte creativa per artisti come Salvador Dalí e Yayoi Kusama, Max Ernst e Peter Blake, musicisti (Beatles) e cineasti (da Walt Disney a Tim Burton). C’è pure la fotografa Annie Leibovitz che nel 2003 pubblicò un servizio su Vogue ispirato alla figura della protagonista di Carroll: qui Bianconiglio era interpretato dallo stilista Tom Ford.
PROGETTATA dal designer Tom Piper, la mostra promette una discesa nell’underworld fin dalla Sainsbury Gallery e tuffi visionari con proiezioni digitali al tea party del Cappellaio Matto.
Infine, per dirla con Alice, «Per quanto tempo è per sempre?». «A volte, solo un secondo» (rispose Bianconiglio).

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