VISIONI

«Microchip Temporale», i Subsonica vent’anni dopo

LA RIEDIZIONE DELL’ALBUM DEL 1999
CECILIA ERMINIITALIA/MILANO

A vent’anni dalla pubblicazione di una pietra miliare come Microchip Emozionale, i Subsonica, dopo due decenni di altri album e numerose consacrazioni, il 22 novembre pubblicano Microchip Temporale, una rielaborazione per chi ha conosciuto, vissuto e amato quell’album del 1999, capace di abbattere i confini tra la musica indipendente italiana e le produzioni internazionali, sintetizzando in una miscela unica elettronica, rock, dance e melodia.
«UN DISCO che ci ha un po’ perseguitato nel corso del tempo» ha esordito Samuel. «Porti a casa un lavoro del genere e poi diventa difficile ripercorrere le stesse sensazioni. Per tanti anni ci siamo sentiti alieni a quello che succedeva nella musica italiana, tranne per rare eccezioni. Oggi invece sentiamo una vicinanza con le giovani realtà». L’album infatti è rivisitato e impreziosito dalla creatività di alcuni fra i più importanti cantanti e musicisti della scena attuale, come Achille Lauro, Coez, Lo Stato Sociale, Gemitaiz e molti altri. «Volevamo coinvolgere musicisti che avessero la nostra età dell’epoca - racconta Max Casacci - siamo convinti che l’eco di quei brani si possa leggere tra le note della scena contemporanea anche perché notiamo parecchi similitudini con il panorama attuale. Ci sono realtà che combaciano, anche se il rap, o la trap, oggi sono il pop di allora». L’album però non si riduce a uno sterile disco auto-celebrativo, né tantomeno a un tribute fatto da altri artisti in occasione delle prossime festività. «Alcuni brani storici, come Colpo di pistola, sono stati ’ossigenati’ da vent’anni di vita sul palco e, in quel caso, abbiamo semplicemente voluto trasportarlo così su disco. Altre canzoni invece sono delle vere e proprie riletture, come nel caso de Il mio D.J., dove duettiamo con le stimolazioni musicali contemporanee. Mentre per alcuni brani, ascoltate Disco labirinto, abbiamo dato le chiavi in mano a Cosmo e al suo sodale Orange per una riscrittura quasi totale» aggiunge Boosta. Disco seminale dicevamo, anche perché nato e sostenuto da movimenti sotterranei in un preciso momento storico dove la musica dei piccoli club e dei centri sociali vedeva la luce anche nel mainstream: «C’erano i 99 Posse che pubblicavano Corto Circuito, i C.S.I. erano primi in classifica con una canzone, Forma e sostanza, che girava su una nota sola. Era una vertigine insomma mentre anche l’elettronica stava diventando ’per tutti’, con i Chemical Brothers e i Daft Punk anche loro ai vertici» continua Samuel.
MA NON SONO solo le suggestioni sonore a rendere quel disco qualcosa di assolutamente moderno, se non anticipatore della società contemporanea: «Nel 1999 incominciavamo a preoccuparci dell’intrusione della tecnologia nella vita privata e nel lavoro e, qualche anno dopo infatti, arriva il caso Snowden», aggiungono in coro. «In quel periodo, a cavallo col nuovo millennio, sono arrivati i movimenti di Seattle, poi Genova e la nostra musica si abbeverava di tutto ciò. E anche oggi, per fortuna, il mondo è pieno di piazze dove tanti giovani rivendicano la tutela delle proprie libertà in un’epoca di nuovo autoritarismo».

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