VISIONI

Nel ritmo forsennato dei «flussi di coscienza»

«SE NASCEVO FEMMINA» DI ILARIA VIOLA
LUCA PAKAROVITALIA

«Nata donna mi ritrovo ad arrancare per restare solo al passo coi maschietti», è uno dei versi di Se nascevo femmina il brano che dà il titolo all’ultimo album di Ilaria Viola (Goodfellas/Lapidarie Incisioni). Cantautrice difficile da definire perché usa il ritmo forsennato del flusso di coscienza con una lingua acuminata e ironica mentre, due brani dopo, diventa l’armoniosa voce di un racconto sulle insicurezze cagionate dall’amore. Otto brani arrangiati con Giacomo Ancillotto (Sudoku Killer) e con la produzione artistica di Lucio Leoni che, come ci racconta Ilaria: «È riuscito a riportarmi ’sulla terra’». Il cantautorato è affrontato in modo vario, che va da una sorta di spoken word allo stornello, cambio di tendenza in cui si palesa una buona dose di sana follia dell’artista romana: «Nel primo disco mi sono celata dietro ai manierismi e ai tecnicismi di chi ha studiato la maggior parte della sua vita ed ha l’urgenza di scrivere qualcosa. Ho squarciato questo velo anche a partire dal titolo sgrammaticato che, considerando la mia devozione per la lingua italiana, è un grido di ribellione».
È UN ALBUM politico, con in primo piano il tema del femminismo e della globalizzazione inseriti in brani che al primo ascolto possono sembrare spensierati: «Sono passati più di 70 anni dal diritto di voto alle donne e la parità, non l’uguaglianza, dovrebbe essere data per scontata. E invece il maschilismo è insito in maniera subdola, quante mamme si sentono ancora dire delle proprie figlie ’È proprio un maschiaccio?’ Malgrado abbiamo avuto la fortuna di avere delle precorritrici agguerrite che hanno svolto un’opera di sfondamento per noi, essere femministe oggi è complesso. Per esempio tante donne a mio avviso si sono incagliate su futili problemi, come la femminilizzazione del vocabolario. La Femmina del brano non esiste. È una provocazione, con gli stereotipi archetipici dell’essere umano di sesso femminile».
IN QUESTO frullatore di storie, alcune sembrano rimaste in standby: «Quelle che non sono riuscita a raccontare stanno montando dentro come un fiume in piena. E forse il prossimo sarà un disco ancora più ironico visto che oggi succedono cose talmente aberranti e spaventevoli da fare il giro, e risultare ridicole».

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