CULTURA

La «scintilla» persiana tra le sale del conservatorio veneziano

«THE SPARK IS YOU»
ARIANNA DI GENOVAiran/ITALIA/VENEZIA

È dedicata al Goethe persiano, allo scrittore che si trovò a «dialogare» con i versi di un poeta come Hafez ( mistico sufi vissuto nel XIV) e che volle riportare tutto tra le pagine del libro Divano occidentale orientale, la mostra veneziana The Spark is you. Fin dal titolo, questa collettiva di nove artisti iraniani, organizzata da Ziba Ardalan, fondatrice e direttrice della Parasol Unit, promette una scintilla che è anche un cortocircuito. La prima viene accesa dalla musica: il luogo che ospita la rassegna (considerata fra gli eventi collaterali della Biennale arte 2019) è il bellissimo conservatorio Benedetto Marcello, proprio in una piazzetta dietro Campo Stefano, nel cuore della città. La seconda, dalla vocazione indomita di Venezia stessa, da sempre crocevia culturale e di scambi fra popolazioni.
La fondazione Parasol Unit (con sede a Londra) celebra così i suoi quindici anni di attività nel campo artistico, lasciando fluire insieme generazioni diverse in un incontro fecondo. Siah Armajani ha lasciato il suo paese appena ventenne per sfuggire alla catture degli oppositori allo scià, ma con sé in America ha portato la lingua materna, che era intessuta soprattutto di poesia. Nel tempo, dopo la fascinazione per il senso panico di Whitman, le sue installazioni hanno accolto l’idea di alienazione, divenendo più gotiche e dark, come Edgar Allan Poe’s Study.
Farideh Lashai (scomparsa nel 2013 a Tehran) ha reinterpretato - in una potente installazione multimediale - i disastri della guerra di Goya, animando le figure che appaiono e svaniscono, inghiottiti nell’ombra nera della Storia non narrata, protagonisti smarriti in un teatro della solitudine sul quale aleggiano gli struggenti Notturni di Chopin. Il sentimento di perdita è quello che ritroviamo anche nel laovor di Koushna Navabi (Biskweet-e-Madar): biscotti in cemento di dimensione esagerata e una scatola tutta ricamata a mano trasformano il quotidiano gesto di accudimento tra una madre e un bambino in una distesa cimiteriale di oggetti, che approda nelle stanze di casa.

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