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Carlo Marx per ripensare l’alternativa oggi

LUCIANA CASTELLINAITALIA/PISA

La sala più grande di Pisa, quella del Polo didattico Carmignani, a Piazza dei Cavalieri, proprio alle spalle della leggendaria Normale, era gremita già prima dell’inizio alla fine della scorsa settimana. «Esagerati», avevano detto tutti a Marcello Musto, grande artefice dell’evento, che aveva insistito per quella localizzazione. E invece c’era persino gente in piedi. Tutti lì per Carlo Marx a 201 anni dalla sua nascita: e se si trattasse di un nuovo vagito della sinistra? Potrebbe persino darsi, perché sono restati tutti e tre i giorni - dall’8 al 10 maggio, la durata del convegno - in cui al microfono si sono susseguiti 25 relatori, provenienti da 14 paesi di quattro continenti. I lavori aperti da una non programmata ragazzina che, a nome degli studenti, ha fatto un intervento aspramente polemico sullo stato dell’istruzione.
UN GIUSTO INIZIO perché questa conferenza pisana su Marx pur ad alto livello marxologo (salvo me e Landini ) non è stata affatto un evento accademico. Il titolo, del resto, lo aveva annunciato: «Ripensare l’alternativa». E cioè: andiamo a scovare quello che il nostro vecchio compagno di Treviri ha detto e si è spesso perso per strada (e solo ora, grazie a Mega, l’ edizione che fin dai tempi della Germania est è in corso a Berlino, possiamo conoscere ) e vediamo a cosa ci può ancora servire. Insomma:non siamo qui per interesse archeologico ma per trovare argomenti per il che fare di oggi.
E in effetti dalle relazioni è emerso un Marx solo sospettato, molto più ricco e vicino alle nostre attuali problematiche di quanto sia stato quello un po’ rozzo tramandatoci dalla vulgata del movimento operaio. Soprattutto un Marx molto politico.
Non per caso fra i relatori c’è stato anche Maurizio Landini, che ci legge Marx nel presente del lavoro. «Ho incontrato lo sfruttamento prima di avere incontrato Marx» - ha esordito.
Non cercherò neppure di entrare nel merito di quanto è stato detto, sarebbe impossibile in un articolo di quotidiano. (Qualcosa di più lo troverete nell’articolo on line), E però qui voglio riportare almeno qualche titolo delle diverse sezioni in cui la conferenza si è articolata per dare un’idea dell’attualità della riflessione.
Fra queste una preziosa relazione di Maurizio Iacono (Università di Pisa e storico compagno de il manifesto), intitolata «La merce entra in scena nel teatro del postmoderno».
LA SECONDA giornata è cominciata con tre contributi sul tema «nazionalismo»: di George Comninel (York University Toronto), il nostro Alberto Burgio (Università di Bologna, ex deputato di Rc), autore fra i tanti di un libro su Gramsci dedicato a Lucio Magri), «Gli operai non hanno patria», nazionalismi e internazionalismo tra XX e XXI secolo, una lucida e impietosa descrizione di come e perché sia andato emergendo l’attuale sovranismo. Stesso tema trattato da un relatore un po’ speciale, Gaspar Tamàs,perché il solo proveniente dall’est Europa e proprio da uno dei paesi oggi portabandiera del nuovo nazionalismo, l’Ungheria, dove insegna alla Central European University.
A SEGUIRE «Democrazia», con Mauro Buccheri, un ormai anziano siciliano da 50 anni alla York University di Toronto; Terrel Carver (University of Bristol, UK) e Michael Brie (Fondazione Rosa Luxemburg), alle prese con il complicato tema del rapporto democrazia e socialismo, «il filo del rasoio», come l’ha definito Carver, o, più pessimisticamente Brie, «un compito irrisolto».
Molto ricco di narrazioni ( e considerazioni ) il tema della Migrazione, dove Davud Smith, (Kansas Uniuversity Usa), Piero Basso (università di Ca’Foscari) e Ranabir Samaddar di Calcutta hanno insistito sul loro carattere forzato, iniziato già con la tratta degli schiavi.
E ANCORA il «Lavoro» ( dove ho avuto l’onore di tenere anche io una relazione che ho intitolato «Il becchino frantumato»), particolarmente interessante il tema trattato da due relatori del Sud del mondo, Sarah Raymundo, Dillman University Manila e Ricardo Antunes, Unversità Campinas Brasile). E poi la Religione, affrontata da Stefano Petrucciani (Sapienza) e Michael Loewy (Centre de la recherche scientifique, Francia)
Gli argomenti che più hanno appassionato i partecipanti, perché per molti versi i più nuovi, quello dell’Ecologia e quello di Genere.
Sul primo hanno parlato tre relatori venuti ciascuno da una diversa parte del mondo: Kohei Saito dal Giappone (Osaka University), Gregory Claeys (Royal Holloway University UK), Razmig Keucheyan ( nome palesemente armeno ma Università di Bordeaux). Tutti e tre hanno affrontato il tema dal lato dei bisogni, citando gli scritti dei due principali teorici dell’argomento, André Gorz e Agnes Heller, ma mettendoli in rapporto con le tantissime e quasi sempre ignorate riflessioni di Marx sulla rapina della natura.
Greta è stata naturalmente molto citata, e però come ha detto Claeys, dobbiamo risponderle in fretta, purtroppo non abbiamo ancora elaborato le linee della rivoluzione necessaria ad affrontare il problema.
L’ULTIMO round è stato per il Genere con Humani Bannerji (indiana ma York University Toronto) e Elvira Concheiro (Unam, Mexico). Nel riprendere il più recente dibattito femminista molto si è insistito su quello che è stato definito «incontro possibile con Marx». Per questo più volte citato il nuovo manifesto femminista americano scritto da Nancy Fraser e Cinzia Arruzza ( giovane siciliana ma docente universitaria a new York), intitolato «Patriarcato e capitale, alleanza criminale».
IL DISCORSO di chiusura ha rappresentato un evento eccezionale. A pronunciarlo è stato Alvaro Garcia Linera, vicepresidente della Bolivia dal 2006, il paese altissimo sulle Ande presieduto dal leggendario indio Evo Morales. Linera ha una storia diversa, è un raffinato intellettuale marxista, che ha trascorso come tanti nel suo continente molti anni in prigione. Ha tenuto una relazione lunga, argomentata e colta, spiegando come stanno provando a fare un socialismo diverso da quello che abbiamo chiamato «reale». Insistendo sulle necessarie forme di democrazia e sulla socializzazione dei beni. Alvaro Garcia Linera è venuto apposta a Pisa, fra un impegno a Barcellona e uno a Parigi. Voleva esserci, e noi della sua partecipazione siamo stati orgogliosi e commossi .(Particolarmente io perché mi ha parlato subito de Il Manifesto ).
Ringraziando tutti a nome dell’Università di Pisa a conclusione della Conferenza Maurizio Iacono ha detto: «Ricucire, pur mantenendo la necessaria tensione dialettica, tempo lungo della ricerca, della storia e dell’immaginazione, e tempo breve dell’azione civile, politica, questo è quello che abbiamo imparato da Marx».

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