VISIONI

Una zona franca di giochi e musica per sperimentare «la società ideale»

INCONTRO CON GLI OOOPOPOIOOO
LUCA PAKAROV ITALIA

Meno concettuali della musica contemporanea ma più viscerali, tornano dopo quattro anni gli OoopopoiooO, ovvero Vincenzo Vasi e Valeria Sturba. Elettromagnetistmo e Libertà è un titolo già di suo impegnativo, con i suoni di theremin, ukulele, violino o che escono da giocattoli fino a raggiungere una dimensione orchestrale. Una complessità apparentemente a portata di mano, ma nel mezzo ci sono tante contaminazioni. Dice Vasi: «OoopopoiooO è una zona franca in cui oggetti, giocattoli e strumenti musicali veri e propri convivono in pacifica armonia in una sorta di società ideale, quindi, a turno o a sentimento, ognuno di questi elementi diventa protagonista. Sono gli oggetti stessi a suggerire un momento statico o un cambio di rotta, con le composizioni che spesso nascono da un tormentone o uno scherzo».
L’immaginario dell’album è pregno di film, fiabe, fumetti e letteratura, come se durante la composizione siano stati inondati dagli stimoli più disparati. Il punto di un lavoro del genere forse è capire quando il brano restituisce precisamente il quadro sonoro immaginato.
LO RACCONTA Sturba: «Nell’arco dei tre anni dalla prima idea abbiamo assorbito di tutto. Siamo onnivori: musica antica, contemporanea, andina, jazz, hip hop, colonne sonore, musiche per cartoni animati. Ogni periodo è segnato da una nuova infatuazione. Nel disco ci sono parecchi riferimenti ai film di fantascienza anni 50/60, ad esempio per il mostro dei cieli di Dai Topich ci siamo ispirati ad un film di F. Sears del ’57. Di solito il brano è una sorpresa anche per noi».
Si può definire un pop d’avanguardia lo-fi? Un particolare sono i due theremin, strumento che offre infinite possibilità di ricerca. Vasi: «Il theremin è lo strumento più importante del nostro progetto. Ci interessa la fusione timbrica e melodica con la voce umana, oppure l’utilizzo in contesti stilistici apparentemente distanti come la musica andina e il linguaggio jazz». La tecnologia ha allargato gli orizzonti della musica e nel live il duo riesce a dare corpo ai tanti strumenti. «Siamo passati da due loop station a quattro - dice Sturba - di cui due sincronizzabili tra loro. Per il resto abbiamo tanti giocattoli elettronici e acustici, i theremin, violino e basso elettrico, tastierine, minisynth e le nostre voci. Non abbiamo computer né basi preregistrate: tutto è in tempo reale».

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