CULTURA

Nei giardini segreti delle nostre infanzie

Un percorso di libri che dai venti del sud-ovest arriva fino al grande nord
ARIANNA DI GENOVAITALIA

Il giardino segreto della scrittrice anglo-americana Frances Hodgson Burnett è rimasto rigoglioso e verde fin dal 1910, quando fu pubblicato per la prima volta. Ma a risvegliare il suo stupore ai nostri tempi ci riprova nel 2019 un’edizione proposta da Ippocampo, che sfoggia illustrazioni ed elementi interattivi - pop up, lettere nascoste, chiavi magiche - firmati dallo studio MinaLima (pp. 384, euro 19,90). È il duo di graphic designer che ha creato il «corpo» del mondo favoloso di Harry Potter lungo i dieci anni della saga filmica, e lo lascia svolazzare ancora nella casa-museo di Londra, al numero 26 di Greek Street - tappa imperdibile per richiamare in vita una nostalgica vertigine d’infanzia.
FRA LE CONOSCENZE classiche, troviamo anche la presenza di May: non è una bambina qualunque quella fatta vivere tra le pagine del romanzo Storia di May. Piccola Donna da Beatrice Masini (Mondadori, pp. 180, euro 16) perché nelle lettere (in forma di diario-confessione) che la protagonista scrive alla sua amica Martha si nasconde la personalità di Louisa May Alcott, colei che ha regalato a tutte le generazioni quel Little Women, uscito nel 1868 e rimasto sempre negli scaffali di tutte le librerie del mondo. Scorrono i giorni estivi in cui compie i primi passi nella vita, magari perdendosi in uno specchio proveniente da Venezia, in cui «chissà chi ci si è guardato, laggiù, dall’altra parte di molti mari: forse la figlia del vetraio, forse una principessa, forse una pescatrice». Il racconto prende le mosse dal trasferimento della famiglia nella comunità agricola del Paradiso (dopo il fallimento della rurale Utopian Fruitlands), lì dove l’esistenza prende una piega diversa e niente sarà più lo stesso: nessun abito con i pizzi, ma lunghi bagni nel lago di Walden. La felicità della scrittura con cui Masini ha affrontato la storia (editor e traduttrice, la sua penna è anche dietro ai volumi in italiano della serie di Harry Potter) è accompagnata dalle illustrazioni di Mariachiara Di Giorgio, un tratto poetico, un po’ retrò che immerge lo sguardo nella sterminata natura americana.
Un’altra brava autrice italiana si cimenta invece con la biografia della paleontologa Mary Anning (La cacciatrice di fossili, Editoriale Scienza, pp. 100, euro 12,90, disegni di Daniela Tieni), la cui origine segna il 1799 quando venne alla luce con la pesante erwedità di portare con sé il nome della sorellina morta sette mesi prima. Lei però dalla fine della vita tirerà fuori una passione bruciante: quella per le tracce «fisiche» lasciate da chi non c’è più che permettono di passeggiare tra gli interstizi dei secoli. Fin da piccolissima comincia a pulire i fossili che il padre teneva in laboratorio, le piacevano «i resti» e li andava a cercare pure da sola sulla spiaggia o tra le scogliere. Come Louisa May Alcott, fu tormentata tutta la vita dall’affanno economico, che non le impedì di studiare per ricostruire gli scheletri di dinosauri e animali preistorici.
IN MEZZO ALLE DONNE che inseguono un loro progetto visionario, saltando le avversità come fossero ostacoli di sabbia, c’è anche Jella Lepman (nata a Stoccarda nel 1891 e morta a Zurigo nel 1970), straordinaria «fomentatrice» di cultura, fondatrice della Jugendbibliothek e dell’Ibby, progetti che perseguì testardamente a partire dalla sua prima Mostra Internazionale di Letteratura per bambini. Dopo l’omaggio di Sinnos, arriva quello di Piemme affidato a Gigliola Alvisi e al suo romanzo Una rivoluzione di carta, illustrato da Davide Lorenzon (pp.205, euro 15).
«I bambini - diceva Lepman mentre infuriava la guerra - mostreranno agli adulti la via giusta per rimettere a posto un mondo sottosopra». Forse aveva ragione, ma non ha proprio nulla da mostrare, invece, un discolo come Pinocchio, che questa primavera ritorna con mutate sembianze.
RINASCE senza edulcorazioni dalle matite colorate di Lorenzo Mattotti, scontando sulla sua pelle, una volta per tutte, l’anima dark che lo caratterizza ma pur sempre elusa. L’autore ha come un’ossessione per il celebre burattino, che rivisita nel tempo.
Nel libro Bompiani (pp. 294, euro 35) che riporta integralmente le avventure narrate da Collodi, Pinocchio diventa un ambiguo trasformista che assume su di sé tutte le forme del mondo: è un demone, un trickster, un solitario orfano, un acrobata del destino umano.
Si potrebbe dire che il suo contrario esistenziale sia racchiuso nell’apparizione di Gluck, il ragazzino scapigliato, fragile ma intrepidamente generoso, reso protagonista della leggenda de Il re del fiume d’oro da John Ruskin, che Donzelli ci offre impreziosita con le tavole di un altro «king», questa volta dell’arte: l’inglese Quentin Blake (pp.63, euro 19). Una fiaba su tre fratelli dalla diversa indole, chiamati a prove di empatia con la natura e i loro simili, alle quali risponderà in modo appropriato solo il più piccolo fra loro. L’incontro che fa scintille è quello con il Vento sud-ovest che i due fratelli maggiori dileggiano e offendono, pagando le conseguenze della loro strafottenza. Una storia di formazione e crescita attraverso il coraggio è anche quella proposta da Ulf Stark con Tuono (Iperborea, pp.120, euro 12), lo scrittore diventato un classico della letteratura nordica, scomparso nel 2017. Si parla di un gigante che ha qualche tratto del GGG di Roald Dahl e in più un orecchio fantastico per la musica. Incute terrore nei ragazzini del quartiere, ma un giorno si riscatterà con un’azione sorprendente. Il suo problema? Sempre lo stesso, la solitudine che affligge i diversi.
Dal profondo nord viene anche la voce del norvegese Arne Svingen che La Nuova Frontiera Junior porta in Italia con la traduzione del suo romanzo di successo, La ballata del naso rotto (pp. 190, euro 15,50). Una scrittura fulminante che catapulta subito il lettore in una situazione difficile, scomoda, non edificante. E poi c’è Bart con i suoi primi amori, una madre senza soldi e malata, il ring della boxe, pugni sul naso e qualche canzone salvifica mentre si parte alla ricerca di un padre perduto.
Le note, la musica. È ancora una volta quel linguaggio impalpabile ad abbagliare e segnare destini. Lo vediamo ne Il signor Erik, albo- tributo surreale e caleidoscopico a Satie che Uovonero propone con l’aiuto di Sante Bandirali e le illustrazioni di Francesca Corso (pp. 32, euro 16). Un grande compositore con un carattere così eccentrico da rimanere proverbiale. Come la sua casa parigina a Montmartre, talmente piccola da diventare in un batter d’occhio «l’Armadio».

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