VISIONI

La finzione crudele di una «vita normale»

DRAMMATICO
MAZZINO MONTINARIUSA

Scorrono immagini e parole di un passato non troppo remoto, un bambino arrabbiato con la mamma, il primo giorno di scuola e poi altro ancora. È il repertorio di una vita aperta al possibile, ai desideri, alle passioni, alle costrizioni e ai dolori che verranno. Jared Eamons (Lucas Hedges), figlio di un pastore battista in una cittadina dell’Arkansas, è cresciuto, ha diciannove anni e un solido futuro scritto da altri. La pallacanestro, la cheerleader, la concessionaria gestita dal padre, la chiesa e tanti figli.
QUEL TEMPO trascorso, però, deve essere eliminato, come se il repertorio non fosse mai esistito. Jared si è distaccato dall’immagine che gli altri, il padre (Russell Crowe), la madre (Nicole Kidman), la comunità, continuano a imporgli. Una distanza che si è fatta lacerante, non riconciliabile, anche perché il ragazzo non è riuscito ancora a sperimentarsi.
L’omosessualità, questo l’elemento che rompe l’armonia, è ridotta a una mera scelta sbagliata, si tratta di riconvertirsi, gli dicono, di riorientarsi per intraprendere la strada giusta, quella che tutti seguono con o senza l’aiuto di un navigatore.
Per annullare gli esiti imprevisti di una vita normale esiste un centro, il LIA (Love in Action) guidato da una specie di terapeuta senza alcuna qualifica. La cura è piena di insidie, la debolezza morale dei pazienti rappresenta un serio ostacolo, occorre rinvigorirli abituandoli a forti strette di mano e a colpire forte una pallina con la mazza da baseball. Bisogna, soprattutto, fingere di non essere, in attesa di essere ciò che si deve. Il traguardo di un simile percorso privo di fondamento è ovviamente del tutto fittizio, da quella finzione se ne esce solo rifiutandola, affermando se stessi.
Garrard Conley, l’autore del memoir Boy Erased - Vite cancellate, da cui è tratto il film di Joel Edgerton, è riuscito a rielaborare quell’esperienza. Il dubbio è che in sala non entrino proprio il padre di Jared e il suo rieducatore. E dunque tolta la presunta utilità di un’opera, che resta di un cinema senza immaginazione, rigidamente legato allo spartito di un tema?

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