CULTURA

Veneziani, quelle notti insonni che prendono fuoco con l’eroina

POESIA
LUCA PAKAROVITALIA

Il 24 marzo Ferlinghetti compirà cento anni, l’ultimo poeta della Beat Generation. Il corrispettivo italiano è certamente Antonio Veneziani, voce della scuola romana di poesia, quella di Pasolini e Amelia Rosselli. Per Hacca è uscita la terza edizione ampliata di Brown Sugar, sottotitolo Strade di polvere (pp. 103, euro 14).
EBREO, omosessuale e tossicodipendente, alcune poesie del volume risalgono a quando Veneziani aveva 25 anni, una pubblicazione rumorosa per fine anni ’70. Il fil rouge è l’eroina ma invero è un mondo di notti insonni in cui vivono corpi fragili, sangue e teneri baci in stanze romane o pisciatoi, lodevoli scandali che potrebbero essere allestiti nei sobborghi di una qualsiasi metropoli americana. Il desiderio può diventare incubo nella poesia urbana, le regole del mondo feriale sono lontane dal bohémien che nello smarrimento e nella solitudine, accerchiato dal moralismo, all’ora del crepuscolo si confronta con dio e la morte: «Il mio corpo/ resta diffidente/ all’azzurro innocente/ Eppure/ ho una condizione di vantaggio/ so come morire».
CI SONO VENTITRÉ poesie datate 2018 ma anche quelle degli anni ’90 per un libro di culto, in cui emerge l’umanità feroce di un outsider che attraverso l’eleganza (e la latitudine) delle liriche, non rende meno crudele la tossicodipendenza ma la eleva a dolcezza disperata, musicale, letteraria quanto ero(t)ica. Il corpo nudo è lo strumento del benessere più intimo, quello dell’amore o del caldo dell’eroina. Ma non c’è prigione fisica o della coscienza che contenga la scrittura poetica quando è forgiata senza tempo, mai marmorizzata e zeppa di vita, che raccontava e racconta l’invisibilità imprudente del diverso, pacificato dalla sostanza.
NEL SUO INTERVENTO in apertura, Nicola Lagioia scrive che «i suoi versi lo precedevano. E lui ne fu all’altezza», forse perché per Veneziani l’avanguardia è sempre stata una frontiera immaginaria che il poeta può attraversare di sghimbescio alla maniera di Gregory Corso o Sergej Esenin, con la ribellione e il disordine di chi non rincorre nessun vate o moda, in cui la trasgressione è solo parte dell’essere e non del personaggio.
La nota di Dario Bellezza della prima edizione del ’78, la postfazione di Renzo Paris del ’98 e un’intervista a Veneziani a cura del giovane poeta Gabriele Galloni (e la raffinata cover), regalano all’agile volume lo spessore di un pezzo da collezione.

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