CULTURA

A sconfiggere la morte c’è un «Ritratto di donna»

MACRO ASILO
ARIANNA DI GENOVAITALIA/ROMA

L’infanzia come promessa di crescita sana. Seme ben piantato nel terreno del tempo che verrà. E poi ottantasette donne che, in circolo, una dopo l’altra si scambiano le maschere di loro bambine. Fino a che, al termine del giro, ognuna torna in possesso del proprio volto e dei propri ricordi. Così, la performance di Monica Pirone Portrait of woman, che avrà luogo al Macro Asilo domani alle ore 16, assume su di sé un dato tragico (il numero di partecipanti ricalca quello dei femminicidi avvenuti nel 2018) ma rilancia verso la vita, affondando le radici in quel periodo magico dell’esistenza pre-adulta.
Curata da Michela Becchis (con la collaborazione di Sergio Angeli, di Elina Chauvet, le musiche di Mino Curianò e le coreografie di Anouska Brodacz), l’azione vede le ottantasette donne di diverse generazioni e professioni (dalle madri alle avvocate fino alle studentesse), chiamate a raccolta dall’artista, compiere «un gesto di fiducia assoluta», come scrive la curatrice. Ciascuna, infatti, passa «il suo sé innocente ad un’altra, trasforma il compatimento da sentimento ristretto, domestico, di vicinanza quasi familiare a elemento di riflessione collettiva, di collettivo orrore che è sentimento, ma anche rappresentazione di senso politico e sociale». Non c’è mai il corpo del delitto in quella stanza museale: la violenza (subita da chi non può più esserci) è bandita. La sua incombenza è solo appena accennata nella vulnerabilità dell’infanzia che qui, però, viene «affidata» a una relazione fra donne, che non lascia spazio né pertugi in cui far filtrare il desiderio di morte di compagni, mariti, padri, fratelli assassini.
Il girotondo si stringe, il gioco danzante che va in scena è amoroso e di cura. Non fa sensazione ma rispetta la potenzialità insita in ognuna delle partecipanti a questa installazione umana che si traduce in un potente «ritratto». Un ritratto di resistenza, che rifiuta il vittimismo consolatorio dei media per proporre una «figura» dinamica, a tratti sospesa fra fiaba e realtà, pronta a rovesciarsi in un futuro di lotta. 
A. DI GE. 

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