VISIONI

«Collaborare con Battisti mi ha spinto verso il pop»

GEOFF WESTLEY, IL DIRETTORE MUSICALE DEL FESTIVAL
CECILIA ERMINIitalia/sanremo

Geoff Westley è, per il secondo anno consecutivo, direttore musicale del Festival di Sanremo ma il nome di questo compositore e musicista inglese è noto in Italia da decenni. Arrangiatore e produttore, di Lucio Battisti, Claudio Baglioni, Anna Oxa, Eros Ramazzotti, e moltissimi altri, arriva in Italia, nel 1977, per lavorare, quasi per caso, con Lucio Battisti sul disco Una donna per amico dopo alcuni anni di lavoro insieme ai Bee Gees in giro per il mondo. «Lucio mi portò dei provini molto scarni, solo chitarra e voce» - esordisce Westley - «In Inghilterra ero abituato a ricevere demo molto più strutturati di quelli, ma alla fine ho deciso di cominciare a lavorarci perché lasciavano aperte tutte le possibilità. Con Lucio era diverso, avevo mano libera, contrariamente a quello che si pensa, più di tutti gli altri».
DA QUEL MOMENTO, per Westley, si sono aperte le porte della canzone pop d’autore italiana, una scelta precisa, non dettata dal caso «Dopo il successo di Una donna per amico, ho ricevuto molte proposte ma avevo già deciso che ’questa’ musica era perfetta per me, al contrario della scena musicale inglese di allora». E continua: «Amo le orchestrazioni nella musica pop ma all’epoca, in Inghilterra, era considerata quasi una cosa preistorica visto che eravamo nel 1977 e c’era quasi solo il punk o la disco. Da allora non ho più lavorato con gli inglesi».
Ora, per la prima volta in oltre 40 anni di carriera, Westley pubblicherà a marzo il suo primo disco, un’attesa lunghissima come ci ha spiegato: «In passato mi avevano proposto di fare un album di cover di canzoni da me prodotte o arrangiate. Ho trascorso una vita a ’servire’ gli altri e così dissi di no. Ho aspettato tanti anni, decenni, anche perché prima di Una donna per amico, avrei voluto fare un disco mio ma poi ogni anno ero costretto a rimandare sempre e così sono passati i decenni».
IL PROGETTO, ancora senza titolo è stato registrato a Londra presso la Henry Wood Hall: «Cinque improvvisazioni che durano dai 12 ai 17 minuti. L’estate scorsa ho debuttato in un concerto nascosto nelle colline calabresi solo per convincermi che ero in grado di farlo. È andata abbastanza bene quindi abbiamo deciso di registrare. Sono fiero del lavoro che ho fatto anche perché finalmente ritorno alle mie origini.» Westley infatti, ha cominciato a studiare flauto e violino a 12 anni al Royal College of Music di Londra ma poi, per strani e buffi percorsi della vita, è arrivato, giovanissimo, al musical e al pop: «Quando ero ancora al conservatorio, mi arrivavano proposte come flautista e il compenso era l’equivalente di 50 euro di adesso. Oppure come pianista, alla stessa cifra, per suonare nei night club dove si esibivano le spogliarelliste a Soho. Avevo vent’anni, cosa altro avrei dovuto scegliere? (ride, ndr)) Ho conosciuto artisti, cominciato a fare arrangiamenti, ho perfino diretto a teatro, a 23 anni, Jesus Christ Superstar e, contemporaneamente, ho ricevuto l’offerta dei Bee Gees. Insomma, avevo preso la direzione giusta per tanti motivi».

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