VISIONI

I «turbamenti»vintage del reverendo

ROCK
LUCA PAKAROVITALIA

La sua biografia è già un consiglio all’acquisto: Pussy Galore, Boss Hog, Heavy Trash ma soprattutto Jon Spencer Blues Explosion. Poi certo, il disco solista è una trappola in cui sono caduti tanti big, ma Jon Spencer è una bestia rara che negli anni ha collezionato soprattutto sbilenchi imitatori. Il reverendo Spencer continua ad attraversare il rock con un pantone illimitato da cui, in ogni brano, fa affiorare diverse cromature, che sia il suono garage, le schitarrate punk, il blues-rock o il rockabilly. Anche quando arriva un surplus di elettronica (Overload), lo immagini mentre sbraita con la chitarra in mano. Senza i soci Simins e Bauer, l’attitudine di Spencer che esordisce con l’album Spencer Sings The Hits!, è adrenalina allo stato puro, con il R’n’b che brucia nelle vene di ogni brano sgorga nel trash più cacofonico come in Alien Humidity. Attenzione, malgrado il titolo, sono tutti inediti: l’artista newyorkese di 53 anni, accompagnato da Sam Coomes e da M. Sord alla batteria metallica, non abbandona la sua matrice «sporca» (il disco inizia non a caso con Do The Trash Can) per donarci un album dal sapore decisamente artigianale, ribelle, assetato del nostro sudore.

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