VISIONI

Il grande caos sull’autobus del rapper dandy

HIP HOP
LUCA PAKAROVitalia

Alcuni hanno evidenziato che Ernia è il rapper che ama leggere. Forse perché qua si immaginano i rapper come delle scimmiette ammaestrate. Malgrado questo, in effetti il soggetto è anomalo: se la gioca su uno stile dandy, parecchio cool, con citazioni e rime intimistiche, con i riflettori rivolti più verso il suo mondo interiore che sull’ego (che comunque c’è, come per esempio in No Pussy, con stoccata a chi ha votato Lega). Il disco si intitola 68, evocando certo gli anni del cambiamento giovanile, ma soprattutto l’autobus milanese che da Bonola arriva fino a pt.a Genova.
DALLA PERIFERIA al centro, o viceversa. E da che parte va Ernia? Non sembra abbia voglia di scendere da quell’autobus da cui osserva – e scrive – quello che lo circonda, ascoltando ciò che i vicini hanno nelle cuffiette, che sia disco music, trap o Kendrick Lamar (in King QT). Ernia è il soprannome che gli è stato dato da bambino, ha esordito con Ghali nella band Troupe d’Elite e ora al rap apporta un suo personalissimo punto di vista, con meno stereotipi dell’hip hop, senza forme strutturate ma manipolando sapientemente il caos storico. Già numero 1 nella classifica Fimi. 

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