VISIONI

Doping e soldi, il sistema gioca sul campo

SPORT
LUCA PISAPIAITALIA

In attesa di un turno di campionato interlocutorio, preambolo di Vacanze di Natale col Pallone - per la prima volta il calcio italiano rimane in campo durante le festività - salgono alla ribalta storie di doping, soldi e malaffare. Patologie che affliggono il corpo sano dello sport fin dagli albori, quando per fare primeggiare i propri atleti si ricorreva a pressioni politiche e pozioni magiche. Lo sport nasce come industria culturale, e soggiace alle regole dei modi di produzione dell’epoca in cui è praticato. E così se nelle urine del ciclista Froome trovano quantità enormi di salbutamolo (principio attivo dei farmaci per l’asma), il problema è che il quattro volte vincitore del Tour ha un bollettino medico (schistosomiasi, tifo, blastocitosi, orticaria) da paziente ospedaliero più che da fuoriclasse. Come lui, metà dei ciclisti fin dalle formazioni giovanili presenta certificati medici da cui risultano malati, spesso asmatici, per potersi imbottire di medicinali. E le famigerate esenzioni terapeutiche sono lì, stabilite apposta dalle federazioni, per permetterlo. Altro che corpi sani e menti sane. D’altronde che l’atleta per essere tale non può vivere a lungo, Ippocrate lo scriveva nei secoli avanti Cristo. Al solito però, gli atleti sono pedine di un sistema, di una fabbrica che li mette al lavoro. Nel caso di Froome il potentissimo Team Sky.
NEL CASO di Donnarumma e del suo mostruoso contratto, tra avvocati che denunciano firme estorte e dirigenti che non vedono l’ora di liberarsene, si gioca una partita che vede alleati la società Milan, che deve rientrare di piani finanziari sballati, e il procuratore Raiola, che a ogni cambio di maglia intasca. In mezzo l’atleta, dato in pasto ai tifosi. Quegli stessi tifosi che a Torino, scrive ieri la Commissione Antimafia, gestivano per conto della ‘ndrangheta i biglietti delle partite della Juve. Già arrestati un paio di ultras, non è estraneo all’inchiesta Andrea Agnelli, per lui vale la responsabilità oggettiva, stretto tra risultati che lo inchiodano alla poltrona e il cugino Elkann che non vede l’ora di liberarsene. Ma domenica i tifosi del Milan a Verona contesteranno (ancora) Donnarumma, mentre quelli della Juve a Bologna sosterranno il presidente elargitore di biglietti. Tanta cara ingenuità è sospetta.
IL GIORNO prima scendono in campo le altre big. Sabato l’Inter capolista ospita l’Udinese per un Natale in Vetta con Spalletti che era il cinepattone meno prevedibile della stagione, il Napoli che vuole riprendersi dalla crisi di sovrapproduzione fa visita a un Torino in crescita, la Roma in casa con il Cagliari cerca di confermare il buon momento. Chiude il turno il posticipo domenicale Atalanta-Lazio, con i biancazzurri furiosi per gli ultimi arbitraggi.
Nel Paese in cui si è inventata la dizione di «sudditanza psicologica» per giustificare l’incidere del sistema sulle cose di campo, le recenti disavventure laziali sono la messa in scena del fine impero lotitiano. L’industria culturale ha deciso che è ora di cambiare pellicola, sulla pelle degli atleti.

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