VISIONI

Il mondo senza parole di Antonio Tabucchi

GENOVA · A un anno dalla morte una giornata di incontri e uno spettacolo al Garage
FESTINESE GUIDOGENOVA

«Io soffro d'insonnia; la sera prima di addormentarmi o quando sto cercando il sonno con la luce spenta, vengo spesso visitato da voci o da embrioni di personaggi che mi appaiono. E allora in questo spazio privilegiato che va tra la veglia e il sonno, io cerco di intrattenere dei colloqui con loro per acquisire una certa confidenza.» Sono parole di Antonio Tabucchi, di qualche tempo fa. Chissà come le avrebbe commentate, a rileggerle oggi, ora che è passato un anno dalla sua scomparsa, perché, sempre riprendendo le sue parole, il tempo «invecchia in fretta». Genova, la città dove per molti anni Tabucchi ha insegnato all'università ha dedicato nei giorni scorsi allo scrittore un convegno con molti ricordi e testimonianze. Alla sera, al teatro Garage, è andato in scena do Maria Rossi. Serrano, su una scena ridotta quasi al grado zero dell'essenzialità porta, in dialogo, due dei Sogni di sogni di Tabucchi ( Sogno di Francisco Goya y Lucientes, pittore e visionario , e Sogno di Federico Garcia Lora, poeta e antifascista ), e il disseccato Nulo spettacolo da Tabucchi Sogni in guerra , presentato da Amalurteatro. Amalur significa «terra madre» in basco, ed è creatura della regista, attrice e drammaturga spagnola Anne Serrano, in scena accanto a Matteo Alvole , da Il tempo invecchia in fretta . Come ha ben scritto Luigi Surdich, si parla di «sogni che presagiscono guerre, e di guerre dalle quali si sfugge attraverso i sogni». Un filo rosso carsico lega il presagio della fucilazione ritratta da Goya al sinistro incubo di Lorca che vede in sogno i suoi assassini fascisti, e poi davvero li sente bussare alla porta, e il dialogo tra la bimba e l'ex ufficiale italiano Onu sulla spiaggia croata che tenta di spiegarle come il suo compito sia stato quello di «guardare quelli che si distruggevano a vicenda». L'essenzialità dei movimenti e della dizione lavora sullo stesso lavoro di sofferta sottrazione che strutturava la pagina di Tabucchi: che così risuona scisso e moltiplicato in una sorta di complementarietà maschile - femminile. «Noi dobbiamo raccontare un sogno collettivo, la letteratura è un sogno collettivo. Proprio in questo senso la letteratura è anche impegno», sosteneva Tabucchi.

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