INSERTO

Anglosassoni? In caduta libera

Botti di inizio anno 2013 •
MOLTEDO GUIDO,

Hawaii o Illinois? Honolulu o Chicago? La città dov'è nato, il 4 agosto 1961, o la metropoli dove è cresciuto politicamente? La windy city o la surf city? Bel dilemma, per Barack Obama, in bilico tra le due «sue» città, che già si contendono il privilegio di ospitare la sede della futura presidential library, la biblioteca-museo che spetta a ogni presidente degli Stati Uniti, alla fine del suo mandato, un grande edificio costruito appositamente per conservarvi ed esporvi documenti, materiale d'archivio, oggetti vari e doni ricevuti nel corso della presidenza. E sì, Barack Obama deve ancora giurare per iniziare il suo second term - lo farà il prossimo 20 gennaio - ma già si comincia a ragionare sul lascito storico del suo doppio mandato presidenziale, quando, ad appena 55 anni, traslocherà dalla Casa Bianca e dovrà inventarsi un altro mestiere. Quale sarà il «percorso» che guiderà il visitatore nella library del primo presidente africano-americano? Quali saranno i punti di orientamento solidi e duraturi per comprendere il senso più profondo del suo itinerario presidenziale? Indiscutibilmente, tra tante promesse non esaudite, tra tante grandi attese finite nel vuoto, il primo mandato lascia un'orma nella storia con il passaggio della riforma sanitaria, sia pure in forme e dispositivi che hanno suscitato controversie e polemiche, specie a sinistra. Certo è che, d'ora in poi, oltre quaranta milioni di americani, che ne erano sprovvisti e che si dovevano svenare per farsi curare, potranno contare su una copertura sanitaria. E il secondo quadriennio, quello che sta per iniziare? Sarà segnato da un'altra svolta, anch'essa di portata storica. E con ogni probabilità la vedremo in attuazione proprio nel corso del 2013. Si tratta della tanto attesa immigration reform, che consentirà, tra l'altro, l'accesso alla piena cittadinanza americana ad almeno undici milioni di immigrati undocumented, residenti in condizioni di illegalità, pur vivendo negli Usa, in molti casi, da molti anni e provvisti di patente di guida. Obama ha fatto sapere che una riforma dell'immigrazione di ampia portata sarà la priorità della sua agenda, già agli inizi del 2013, nonostante i pesanti dossier che ingombrano lo studio ovale, economici, innanzitutto, sociali (basti pensare al tema del controllo delle armi) e internazionali. È una vecchia promessa del primo mandato, rimasta però nell'aria. Anzi, nel frattempo l'amministrazione democratica è stata particolarmente severa nei confronti dell'immigrazione clandestina. Oltre un milione e quattrocentomila persone sono state espulse dal paese ( deported , dice il linguaggio amministrativo, più crudo e veritiero) dal 2008 in poi, cioè dall'inizio del primo mandato, oltre 400mila solo nel 2012. Eppure, contemporaneamente, il presidente democratico ha saputo intercettare il voto della comunità latina. Il 71 per cento dell'elettorato ispanico ha votato per lui, il 6 novembre scorso, e adesso si aspetta dalla Casa Bianca l'attuazione di quel che ha promesso già nel primo mandato e che Obama ha ribadito con enfasi nel corso della campagna elettorale. Compito più agevole ora, perché gli stessi repubblicani - scottati dalla sconfitta di Romney, dovuta in larga misura ai bassi consensi ottenuti tra gli elettori delle minoranze - sono pronti a impegnarsi in una riforma bipartisan. Secondo Politico , sono già in corso incontri tra senatori democratici e repubblicani per mettere a punto una bozza di riforma dell'immigrazione. Nel frattempo, i leader delle diverse organizzazioni e associazioni della comunità ispanica sono mobilitati per non far dimenticare al presidente e al Congresso che i dodici milioni e mezzo di elettori latinos - questi i dati dell'ultimo Election Day - sono ormai determinanti nelle elezioni a tutti i livelli, in molti stati, in gran parte delle città metropolitane, nel rinnovo del Congresso e, appunto, nelle presidenziali. A questi elettori, si aggiungeranno quelli che beneficeranno dell'accesso alla cittadinanza, con l'approvazione dell'immigration reform. A quel punto la comunità ispanica avrà un peso ancora maggiore, in uno scenario demografico nel quale la componente bianca e di matrice anglosassone perderà definitivamente la sua egemonia. La storia ci parlerà di un presidente nero che ha aperto definitivamente le porte ai latinos, la comunità destinata a cambiare i connotati fondamentali della società americana.

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