INTERNAZIONALE

Vittoria storica sull'erba

L'ALTRO SOGNO AMERICANO
BLUMIR GUIDO,

Con circa il 55% dei voti gli stati di Washington e Colorado hanno approvato il referendum per la legalizzazione della marijuana. Attenzione: non per uso medico, ma per il consumo normale, a «uso ricreativo». È la prima volta in 40 anni che questa iniziativa passa in uno stato Usa: (finora erano passate quelle per l'uso terapeutico).
Si apre una breccia nel muro finora insuperabile del proibizionismo anticannabis, costruito proprio negli Stati Uniti nel 1937, dopo che il presidente Roosevelt abolì il proibizionismo dell'alcool. Per 75 anni «spinello» in America ha voluto dire galera: solo lo scorso anno, 760.000 persone sono finite in prigione per marijuana. L'acquisto e l'uso di erba fino a 28 grammi non potrà essere punito neppure con una multa.
È una svolta storica. Nel 1967, dieci premi Nobel acquistarono una pagina del Times per proporlo ma nei successivi 45 anni solo un paese europeo, l'Olanda, con il sistema dei «coffee shop», ne ha legalizzato l'acquisto e il consumo. Dal dopoguerra in avanti proprio le agenzie federali Usa, come il Federal Bureau of Narcotics e la Dea, hanno esportato in tutto il mondo il proibizionismo antimarijuana, dando vita a quel colossale e criminale mercato nero mondiale di oltre mille miliardi all'anno, che ha trasformato interi stati come il Messico nella Chicago Anni '20 di Al Capone: ultimo dato, 65.000 morti. Non di droga. Ma di coltelli e mitra.
Una vittoria della democrazia diretta, dopo un lavoro dal basso di oltre un quarto di secolo di associazioni come Normil che hanno perseverato in quella che sembrava un'impresa impossibile tanto più dopo la sconfitta del 2010 in California. Ultimamente i sondaggi cominciavano a dare segnali per il sì e la forte partecipazione al voto ha fatto il resto: anche perché l'80% degli arrestati è fatto di afroamericani e ispanici, tradizionalmente non così presenti al voto.

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