VISIONI

La famiglia Rom si racconta nel quotidiano

GIPSY ART
FESTINESE GUIDO,GENOVA

Brutti, sporchi, molesti. E poi ladri di bambini, impiccioni, arroganti. A rovesciare un mare di luoghi comuni ci prova la serata di domenica a Palazzo Ducale, a partire dalle ore 20, un vero e proprio festival in epitome dell'arte Rom, nato in collaborazione con la Comunità di Sant'Egidio e curato da Seo Cizmic e Pino Petruzzelli: GipsyArt. Una serata per affacciarsi su un mondo che resta sconosciuto ai più, figli come siamo degli stereotipi. Invece l'universo artistico romanì muove dalla quotidianità interna alla famiglia di appartenenza, ma attraverso una vivacità espressiva riesce a diventare linguaggio universale. La musica di GipsyArt (in due set all'inizio ed alla fine) sarà curata dal gruppo sinto altoatesino The Gipses Vàganes, un ensemble che fino a qualche tempo fa si chiamava U Sinto, della famiglia Gabrielli. I Vàganes (ovvero i «Sinti antichi») proseguono la tradizione fatta di note swinganti nel segno del maestro Dyango Reinhardt. Claudio Pozzani, ideatore del Festival interazionale di poesia curerà un'introduzione alla poesia e letteratura Rom assieme a Claudia Priano. A seguire proiezione del corto Seo, soggetto e sceneggiatura di Seo Cizmic, regia di Marco di Gelardo, ispirato a un episodio di razzismo realmente accaduto allo sceneggiatore quand'era bambino. Il secondo cortometraggio in programma è Io, la mia Famiglia Rom e Woody Allen, diretto da Laura Halilovic: la storia di una ragazza Rom che abita con i suoi in un quartiere popolare alla periferia di Torino. Il racconto in prima persona è sulle difficoltà della nuova vita stanziale. Attraverso i ricordi dei suoi familiari, tra cui la nonna che ancora vive in un campo, le foto e i filmati del padre che negli anni documenta la vita quotidiana della piccola comunità, si scopre una realtà fino ad oggi conosciuta solo attraverso gli stereotipi.

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