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LA PSEUDO SPENDING REVIEW DI MONTI & CO.

GOVERNO
ARCHIBUGI DANIELE,

Spending review significa rivedere la spesa pubblica in funzione della sua efficacia. Il che non vuol dire solamente tagliare, ma individuare le azioni intraprese dalla pubblica amministrazione che sono inutili (o addirittura dannose), e quelle che, al contrario, indispensabili e non avviate. La nostra più importante spending review è stata fatta negli anni Novanta senza costi e senza tagli: le varie leggi per la semplificazione amministrativa hanno comportato l'abolizione di pratiche inutilmente onerose per i cittadini e l'amministrazione.
Ogni italiano vorrebbe un governo capace di tagliare le sacche di inefficienza del settore pubblico e di premiare chi, nonostante tutto, riesce ancora a fornire servizi tra i migliori del mondo. Nel quadro esistente, un governo può fare ben poco: gli impiegati e i relativi stipendi, che sono la parte più importante della spesa pubblica, sono intoccabili. L'effetto è che si può tagliare solamente sul bilancio disponibile, che è minimo. Ma spesso è proprio questo bilancio che consente al settore pubblico di avere una funzione utile. Ulteriori tagli hanno così l'effetto di azzerare l'efficienza e l'efficacia della spesa pubblica: si risparmia il centesimo sulle pallottole (perché solo su quelle si può risparmiare) ma si continuano a pagare 90 centesimi per il soldo del soldato e 9 centesimi per mantenergli il fucile. Ma se il soldato non può sparare, a che cosa serve versargli il soldo? Non sarebbe allora meglio trovargli un altro impiego di utilità sociale?
Piuttosto che tagli alla cieca, ci vorrebbe il coraggio per rivoluzionare interamente il settore pubblico. Ai governi di destra e di sinistra è mancata l'audacia, timorosi come erano di tenersi stretti una manciata di voti. Per tre anni il Ministro Brunetta ha inveito contro le inefficienze della Pubblica amministrazione e finanche i suoi più accaniti avversari politici non si sentivano di dargli torto. Ma tra l'inveire e il fare c'è di mezzo il mare e Brunetta non è riuscito a licenziare un solo fannullone.
Perché un governo tecnico non sfodera quell'audacia che è mancata ai politici? Ciò comporterebbe introdurre il ferreo principio che ogni azione del settore pubblico debba essere valutata. Tale valutazione non deve essere solamente interna (le valutazioni interne producono sempre lo stesso risultato: Tout va très bien madame la Marquise), ma che, al contrario, sia eseguita tanto da esperti di settore che dai soggetti beneficiari dei servizi pubblici. Valutazioni solo conoscitive sono aridi esercizi accademici: bisogna, al contrario, che siano associate a precisi incentivi e penalità. Ciò richiederebbe la rimozione dei dirigenti che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti, e la redistribuzione delle risorse a favore delle istituzioni che hanno conseguito risultati migliori. Se un ospedale, una scuola o un commissariato sono inefficienti, perché mai bisognerebbe continuare a finanziarli a scapito di istituzioni analoghe che si dimostrano più capaci?
Sostiene il governo che, se non si fanno questi tagli, bisogna nuovamente aumentare l'Iva e quindi tartassare ulteriormente il sistema produttivo italiano. L'argomento è pertinente, ma fa sembrare il settore pubblico solo un fardello per l'economia, mentre ne dovrebbe essere la spinta propulsiva. Una delle ragioni per cui l'Italia è cresciuta così poco dipende proprio dall'inefficienza e inefficacia della Pubblica amministrazione. Non basta lo scampolo prima di ferragosto, e forse neppure la durata di vita di un governo tecnico per rivoluzionare il settore pubblico. Servono anni, forse decenni, per trasformare i nostri Fantozzi in dirigenti d'azienda. Ma questa spending review va ancora nella direzione opposta da quella auspicata, dimostrando che i tecnici al governo non hanno avuto più coraggio dei politici che li hanno preceduti.

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