L'ULTIMA

Verbano A PUGNO CHIUSO

storie
ALBANESE CARMELO,ROMA

Amiamo pensare che quello alla Palestra Popolare Verbano, ieri, non sia stato l'ultimo saluto a Carla. Chi da sempre le è stato vicino facendo propria la sua lotta continuerà a salutarla ogni mattina. La vedrà per le strade del Tufello, di Val Melaina, magari mentre passeggia per andare al mercato, scendendo giù da via Montebianco. La incontrerà ogni volta che vorrà seguire la strada della verità e della giustizia partendo dal suo esempio. Gli sembrerà di sentire le sue parole chiare, nette. In ogni sua frase, prima o poi finiva per pronunciare il termine «antifascista». Che poi non è una parola, ma un concetto. Una stella cometa da seguire. Parole che infondevano un coraggio che rimaneva dentro per giorni. Adesso rimarranno per sempre. Nasceva dall'amore per il suo unico figlio, Valerio, ucciso davanti ai suoi occhi. Dalla voglia di conoscere i suoi assassini. Voleva conoscere i loro nomi prima di morire, ma non c'è riuscita. Perché in Italia niente si può sapere sull'identità degli assassini dei giusti. Tanto meno sui loro mandanti. Ma lei li cercava incessantemente. Aveva capito che cercando loro avrebbe trovato e insegnato a trovare una verità più grande del nome di un assassino. La stessa che cercava Valerio. La stessa che cercheranno i suoi compagni. Per farlo, aveva imparato a ottant'anni ad andare su Internet. Adesso che ne aveva 88 era diventata un'esperta. Contro tutte le leggi della natura, che vogliono le donne della sua età sedute sul divano a godersi i nipoti. Lei i nipoti non poteva averli perché aveva un figlio solo e le era stato ucciso. I suoi nipoti erano e sono tutti i ragazzi e le ragazze che hanno voglia di sapere. Aveva scritto un libro. Incontrava centinaia di persone per raccontare ad ognuno la sua storia. Una parte importante della storia del Paese. Lei la raccontava con pazienza incessante. Diceva alle nuove generazioni quello che nessuno aveva voluto raccontar loro.
È bello pensare alla dichiarazione dei compagni di Astra 19 per l'ultimo saluto di ieri: «La pregiudiziale per la partecipazione al ricordo di Carla Verbano è quella antifascista. Questo automaticamente esclude tutte quelle figure come il sindaco Alemanno e il presidente della Regione Polverini, che non hanno mai rinnegato il loro passato e le connivenze con le aree neofasciste. Per tutte le altre personalità che vorranno partecipare rispettando anche la volontà di Carla e il dialogo che con essi ha avuto in vita, chiediamo sobrietà e rispetto del dolore e della compostezza di una comunità cittadina e nazionale in lutto. Carla è un simbolo comune della resistenza antifascista e delle lotte dei movimenti in questa città e non solo». E le altre personalità sono venute. Con modestia. Come si deve di fronte ad una donna così grande. Un ricordo antifascista. Tanto a voler far capire a chiunque avesse preteso di far lacrimare gli occhi vicino al suo corpo con improbabili pretesti istituzionali, che la sua anima era ancora viva nei compagni che ne eseguivano le ultime volontà e che non avrebbe gradito la loro presenza. Un ricordo di parte, dunque. Dalla parte giusta.
«Carla è viva e lotta insieme a noi, le sue idee non moriranno mai». Così hanno gridato tutti sotto la sua casa di via Montebianco. Uscendo in corteo intorno alle strade del quartiere. Nello slogan si alternavano il nome di Valerio a quello di Carla. Era bello sentirli vicini. Chi non trovava la via della Palestra avrebbe potuto chiedere a chiunque.
Tutto il quartiere le voleva bene e non solo il suo quartiere. Sulla rete si sono moltiplicati i messaggi sulle sue due pagine di facebook. Il pugno chiuso verso l'alto ce l'avevano un po' tutti li dentro. E anche sotto casa. Lo tenevano in alto anche mentre la seguivano per le strade. Un pugno che lei alzava in un modo incredibile. Malgrado fosse piccolina, ma guai a farglielo presente, alzandolo, sembrava in grado di raggiungere una parte di verità nascosta nel cielo che in pochi riescono a toccare. È stata la madre di ognuno che lotta. Vedendo il corteo che sfilava con lei per le strade di sempre, veniva da pensare che chi ha ucciso Valerio ha perso. Non è riuscito nel suo intento. Le hanno tolto un figlio, l'unico che aveva, ma gliene hanno regalati migliaia. A loro, a ciascuno di loro, hanno tolto un fratello prima che nascessero, ma lei ha fatto in modo di farglielo conoscere. E' stata come un giornale libero, una rete televisiva, un partito. Ha fatto informazione, seminato i semi vivi della coscienza. La sete di verità. E adesso sono in tanti a sentire quella sete.
«Io non ci sarò per sempre - ha detto al penultimo corteo per Valerio - ma mi raccomando, quando non ci sarò più io, dovrete ricordare voi Valerio e cercare la verità». Lo ha detto due anni fa e a molti hanno tremato le gambe. Così come tremavano a qualcuno che ha voluto ricordarla nella palestra ieri. Ad altri e altre invece non tremavano già più. Tutti erano commossi, stanchi, straziati da questi ultimi mesi di profonda sofferenza, ma con una certezza dentro che bastava a trattenere le lacrime. La certezza che Carla ha seminato in campi proficui. Che tutto continuerà. È vero, è come se si fosse staccato un iceberg dalla calotta polare, ma proprio la sua forza quotidiana ci ha insegnato a saltare sulla parte del ghiacciaio che rimane. E tutti i compagni già lo stanno facendo. Nel suo nome e in quello di Valerio. Insieme. Già da questo ultimo saluto. Ciao Carla.

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