CAPITALE & LAVORO

«Fate il sindacato»

9 MARZO - Lettera aperta a Landini
ORFINI MATTEO,

Caro Landini, l'organizzazione che dirigi sta facendo una battaglia importante non solo per i metalmeccanici italiani, ma per tutti i lavoratori. Di fronte alla torsione autoritaria della Fiat, che rischia di scatenare fenomeni emulativi nella parte meno moderna dell'imprenditoria, la Fiom ha dimostrato forza, coraggio e autonomia. La manifestazione del 9 marzo nasce in questo clima difficile. Hai invitato tutti a sostenere la vostra battaglia con parole convincenti, spiegando che la democrazia nei posti di lavoro e il rifiuto di ogni discriminazione sono questioni che riguardano tutti. Ma allora mi chiedo, che diamine c'entrano i no tav? Non si tratta del merito di quella battaglia, di cui potremmo discutere - e per la verità abbiamo discusso - a lungo. Come mi piacerebbe un giorno provare a capire da dove nasca questa sfiducia nel progresso e, a ben vedere, anche nella democrazia che spinge una minoranza - peraltro incapace di rompere davvero con i violenti - a tentare di impedire un'opera pubblica decisa dopo anni di confronto. La sinistra è una cosa seria, a cui tutti teniamo e sono sicuro che non mancheranno le occasioni per discutere di queste cose. Ma davvero non capisco perché se ne debba parlare in un luogo che con queste cose non c'entra nulla. Con i metalmeccanici vorrei parlare di diritti negati, della scomparsa di Fabbrica Italia, di contratto nazionale, di difesa dell'articolo 18. Capiamoci, non voglio negare che sia legittimo per la Fiom dialogare con i movimenti. Ma mischiare i piani è un errore grave, perché leva forza a una battaglia che può essere di tutti, sovrapponendola e diluendola con istanze che con la piattaforma su cui la manifestazione è convocata non c'entrano nulla. E' da anni che la Fiom sostiene i no tav, è stata la tua risposta. E cosa c'entra? Tu hai chiesto a tutti di sostenere una battaglia sindacale, non di iscriversi alla Fiom o di partecipare a un indistinto e confuso coagulo di rivendicazioni politiche. Cambiare questa impostazione è, per come la vedo io, un errore grave che indebolisce invece di rafforzare la vostra battaglia. E un'occasione mancata. Non ne faccio un dramma, ce ne saranno altre e spero comunque che intorno alla battaglia per la difesa della democrazia nei luoghi di lavoro si ritrovino nei prossimi mesi intanti. Ma continuo ad avere una perplessità: che un sindacato faccia il sindacato, prima di tutto nell'interesse dei lavoratori che rappresenta, è davvero chiedere troppo? *Segreteria del Pd

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