INTERNAZIONALE

Il cancro UCCIDE IL SUD

QUEI TUMORI MOLTIPLICATI DAL MERCATO
BERETTA GIANNI,BELLINZONA

È una figura sfaccettata quella di Franco Cavalli, oncologo svizzero-italiano di fama internazionale nonché esponente del Partito Socialista, di cui è stato prima capogruppo al parlamento a Berna e successivamente segretario nazionale. Franco ci è particolarmente caro visto che, fra le altre cose, è stato (oltre vent'anni fa) fra i promotori de il manifesto nel Ticino, dove convinse distributori ed edicolanti a diffonderlo a cambio che, per un certo tempo, si assumesse (lui e alcuni altri intrepidi) l'onere delle copie invendute.
Franco Cavalli oggi è in pensione. Ma è attivo quanto e più di prima. È nella terna di presidenza dell'Unione internazionale contro il cancro (Uicc); anima la rivista Prospettive socialiste della sinistra socialista ticinese (dove ha sollevato una controversia interrogandosi sull'opportunità che il Partito socialista seguiti a co-governare con le altre forze politiche nazionali); ed è tra i fondatori di Amca, Aiuto medico al Centro America, una ong che da 25 anni opera nella salute materno-infantile in Nicaragua (soprattutto nel campo dei tumori) e, con differenti modalità, a Cuba. Di volontariato e di lotta al cancro nel mondo abbiamo parlato con lui alla vigilia della festa per il XXV° di Amca che si terrà domani a Giubiasco.
«Il risultato più significativo - racconta Cavalli - lo abbiamo ottenuto all'ospedale pediatrico «La Mascota» di Managua dove abbiamo sviluppato (in collaborazione con il reparto di emato-oncologia dell'ospedale di Monza) un progetto di cura delle leucemie infantili che in vent'anni ha portato le guarigioni dal 10-15% a quasi il 60% (rispetto all'80% dei paesi ricchi). A tal punto che la Uicc ha preso la Mascota come modello da estendere in altri 16 paesi del Sud del mondo. Nell'85 avevamo anche lanciato, all'ospedale gineco-ostetrico Bertha Calderon, un piano per la diagnosi precoce del tumore dell'utero (pap-test) che se preso in tempo è facilmente guaribile. Promuovemmo fra l'altro il servizio di radioterapia, contribuendo alla costruzione di una nuova installazione dotata di bunker. Ma la sconfitta dei sandinisti nel 1990 ci costrinse ad abbandonare il progetto, perché la destra era interessata solo alle cliniche private. Alla Mascota invece riuscimmo a proseguire la collaborazione senza interruzioni. Mentre oggi, col governo attuale (di Daniel Ortega, ndr) pur ben lontano da quello rivoluzionario di un tempo ma sempre interessato alla salute pubblica, abbiamo rilanciato la prevenzione e cura del cancro del collo dell'utero; tanto che, dove montammo il bunker, ora sta sorgendo quello che un giorno sarà l'Istituto nazionale dei tumori nicaraguense.

Ottenere risultati duraturi è la sfida di sempre di ogni attività di volontariato e cooperazione. Il primario oncologo de La Mascota, Fulgencio Baez, assicura che, pur con prevedibili difficoltà, ora potrebbero continuare anche da soli. Come ci siete arrivati.
Credo sia decisivo innanzitutto lavorare e pianificare a lunga scadenza. Certo all'inizio tendevamo a inviare volontari talvolta troppo giovani; o a trasferire le nostre tecnologie non tenendo nel debito conto le peculiarità locali. Ma poi via via, grazie anche a interscambi nella formazione, di qua e di là dell'Atlantico, si è instaurato una sostanziale relazione alla pari tra operatori, in una cornice di totale rispetto. Senza contare quello che noi stessi abbiamo appreso. Determinante si è rivelato infine il rapporto con le autorità sanitarie del Nicaragua, che poco a poco hanno partecipato con proprie risorse ai progetti, fino a inglobarli nelle politiche nazionali.

Per l'appunto, dalla tua postazione della Uicc, quali sono oggi le politiche di lotta al cancro nei paesi del Sud del mondo?
Le politiche neo-liberali degli ultimi vent'anni, adottate dalle oligarchie locali, hanno praticamente demolito la sanità pubblica di questi paesi. Di conseguenza oggi essi sono molto meno attrezzati ad affrontare il problema tumori, i cui piani di intervento necessitano di tempi lunghi. Nell'anno duemila ci sono stati 11 milioni di nuovi casi di cancro nel mondo. Nel 2025, solo seguendo l'incremento demografico, saranno 25 milioni. Se si considera poi la crescita dei fattori di rischio si arriverà a 30 milioni. Di questi l'80% si concentrerà nei paesi poveri, dove ai tumori dovuti all'indigenza (collo dell'utero, fegato, esofago) si aggiungeranno quelli dovuti alla "mcdonaldizzazione" delle abitudini alimentari (seno, polmoni, prostata, intestino).

Come si muove allora la Uicc?
L'Unione internazionale contro il cancro (nata 75 anni fa in Svizzera, ndr) è un'organizzazione mantello che raggruppa 330 entità nel mondo; ed è l'unica a coordinare a livello planetario la lotta contro i tumori in tutti i suoi aspetti: diagnosi, prevenzione, trattamento, ricerca, cure palliative... Fino al 1989 solo la Uicc convocava ogni quattro anni un incontro mondiale sul tema. Poi si sono moltiplicati i congressi internazionali, concentrati quasi esclusivamente sulla ricerca (e finanziati dalle grandi ditte farmaceutiche statunitensi). Per questo la Uicc da alcuni anni ha deciso di riorientare strategicamente la propria attenzione sui problemi socio-sanitari, emidemiologici e di prevenzione nella lotta ai tumori. Cercando per esempio di sensibilizzare il G8 che dovrebbe forse cominciare ad occuparsene, visto che il cancro uccide oggi più che la tubercolosi, l'Aids e la malaria messi assieme.

La questione dei farmaci dovrebbe essere decisiva in tal senso.
Da quando le amministrazioni repubblicane Usa hanno sancito il principio secondo cui le ditte farmaceutiche (quelle statunitensi controllano il 60% del mercato dei farmaci tumorali) sono libere di fare il prezzo che vogliono, i bilanci sanitari dei paesi ricchi sono andati in tilt. Figuriamoci quelli del sud del mondo. Un esempio recente e scandaloso per tutti: il vaccino contro il virus del papilloma che provoca i tumori al collo dell'utero. Il suo impiego sarebbe decisivo nelle nazioni povere (dove è il tumore più diffuso) mentre è superfluo nei paesi benestanti dove ci sono adeguate condizioni d'igiene e le donne si sottopongono in massa al pap-test. Invece, come sempre succede, le grandi aziende del farmaco hanno stabilito un prezzo di 500 euro (per le tre somministrazioni necessarie del vaccino) che può essere pagato solo dal 5% della popolazione mondiale; dichiarando apertamente che non erano interessate a venderlo a dieci volte meno coprendo l'intero fabbisogno del pianeta. Obama promise che avrebbe messo un tetto al costo dei farmaci. E alla sua elezione le azioni delle aziende del farmaco caddero. Ma per ora...

Qual è la situazione della lotta contro il cancro nei colossi asiatici come l'India e la Cina.
L'India sta un po' meno peggio della Cina in questo settore, perché mantiene qualche grande istituzione pubblica (o mista) nelle grandi città. In Cina invece le strutture sanitarie pubbliche (salvo i servizi di emergenza e le aree rurali, che non contano) sono state praticamente smantellate. Del 6% del Pil che la Cina occupa per la salute solo l'1% viene dallo stato; il resto dai privati ricchi. Di conseguenza oggi in Cina gli oncologi trattano esclusivamente chi può pagare. Tant'è che le condizioni sanitarie (pur non precipitate come nella ex Urss) non hanno registrato alcun miglioramento con il boom economico. Ora però è stato nominato ministro della sanità proprio un oncologo che intenderebbe dare una svolta. Vorrei segnalare invece il pur piccolo Vietnam che ha mantenuto una sistema sanitario di base efficiente tanto che noi della Uicc possiamo sostenere e dispiegare lì, con risultati tangibili, le campagne di prevenzione contro la diffusione dei tumori.

Come si possono far tornare i conti di una sanità pubblica efficiente e uguale per tutti con le continue conquiste della scienza medica che non possono che determinare una crescita dei costi?
Il discorso è molto complesso. Ma una cosa è stata abbondantemente dimostrata: quanto più la sanità viene privatizzata, tanto più costa e diventa discriminatoria. Pensiamo soltanto al sistema sanitario Usa, pur corretto da Obama, o all'abbandono pressoché totale in ogni dove della ricerca farmaceutica pubblica.

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