POLITICA & SOCIETÀ

Rimpatriata in Nigeria, ora Faith rischia l'impiccagione

DIRITTI - La giovane, residente a Bologna, è accusata di aver ucciso nel suo paese l'uomo che voleva violentarla
PACIFICI GIULIA,ROMA

Espulsa martedì perché priva del permesso di soggiorno, Faith Aymoro è rinchiusa da ieri in un carcere di Abuja, la capitale della Nigeria, dove adesso rischia una condanna alla pena di morte. La sua colpa è quella di aver ucciso, tre anni fa, con un colpo alla testa il suo datore di lavoro che cercava di violentarla. «L'uomo apparteneva a una famiglia molto facoltosa, che ha tentato di tutto per farla condannare all'impiccagione» spiega l'avvocato Alessandro Vitale, che ha seguito il caso di Faith in Italia. Una vicenda che ha spinto la ragazza ventitreenne, incoraggiata dai genitori, a fuggire nel 2006 dalla Nigeria per raggiungere l'Italia. A Bologna conosce Egosa, anche lui straniero, i due si incontrano alla stazione e lui le offre ospitalità a casa sua. «Sono stato in Nigeria due volte, ho conosciuto la famiglia di Faith che mi ha raccontato tutta la sua storia» racconta il ragazzo. E' stato Egosa a telefonare alle autorità di Abuja e a scoprire che la ragazza è imprigionata lì in attesa del processo.
La situazione di Faith precipita due settimane fa, quando subisce un secondo tentativo di violenza da parte di un connazionale nella casa in cui vive a Bologna. Faith ferisce l'aggressore in maniera lieve ma i vicini, allarmati dalle urla, chiamano la polizia. Le forze dell'ordine conducono l'uomo in carcere e lei nel Cie di via Mattei, il centro di identificazione ed espulsione di Bologna, perché senza documenti e con due decreti di espulsione non eseguiti. Faith aveva avviato da un anno la pratica di regolarizzazione con la sanatoria per colf e badanti, aveva pagato 500 euro ed era in attesa di essere convocata della questura. Inutilmente. «Credo che l'Italia abbia commesso un crimine internazionale ad averla espulsa in Nigeria dove all'arrivo l'attende l'impiccagione», commenta l'avvocato Vitale. Il legale ha tentato tutto il possibile per evitare il rimpatrio, compresa una richiesta di soggiorno temporaneo per motivi di giustizia, affinché Faith potesse testimoniare contro il suo violentatore. Per questo ha anche inoltrato una richiesta di sospensiva al giudice di pace. L'ultimo tentativo è la richiesta di asilo presentata all'ufficio immigrazione di Bologna la mattina stessa del rimpatrio. Troppo tardi.

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