TERRITORI

A Cava Vitiello si svela il bluff di Bertolaso

SPAZZA-TOUR
ANESI CECILIA, RUBINO GIULIO,

Gli scandali che hanno colpito Guido Bertolaso non per tutti sono stati una sorpresa. Specialmente in Campania, dove il capo della protezione civile era già indagato nell'inchiesta denominata "Rompiballe", la cittadinanza ha guardato con sconcerto ai controversi provvedimenti da lui voluti per risolvere l'emergenza rifiuti. Discariche nei parchi nazionali, inceneritori che funzionano ancora solo parzialmente, siti di stoccaggio "temporaneo" di rifiuti che prendono fuoco con regolarità. Molte di queste discariche sono state costruite addirittura sopra vecchi siti di sversamento abusivo, e mai una bonifica, mai un sito di compostaggio funzionante, mai un dialogo costruttivo con la popolazione spaventata dall'aumento di tumori e malattie croniche.
La stessa confusione attorno alla data della fine dell'emergenza rifiuti desta stupore. Bertolaso ne dichiara la fine il 18 dicembre 2009, mentre la legge 123/2008 sancisce il termine ufficiale dello stato emergenziale per il 31 dicembre 2009, e Berlusconi la dichiarava terminata già a luglio 2008 dando il bentornato a Napoli fra i paesi occidentali. La situazione è regolata adesso da un decreto e gradualmente la gestione dovrebbe passare dalle mani del Commissariato a quelle della Regione e delle Province. Ma basta alzare un telefono e chiamare l'Osservatorio Provinciale Rifiuti di Napoli chiedendo dei semplici dati sulle discariche per capire in che stato di caos versino ancora le istituzioni locali in materia. L'emergenza aveva permesso al governo di derogare alle normative nazionali ed europee in materia di rifiuti. Grazie a questo è stato possibile creare la discarica di Terzigno, all'interno del Parco Nazionale del Vesuvio, e di farla diventare un enorme sversatoio di rifiuti solidi urbani e rifiuti pericolosi.
Subito prima che lo stato emergenziale finisse, Bertolaso convocò per il 30 dicembre 2009 una conferenza di servizi. Qui venne discussa l'apertura di una nuova discarica nel Parco Nazionale del Vesuvio, in località Cava Vitiello, che dovrebbe coprire uno spazio cinque volte maggiore a quello coperto dall'attuale discarica. La conferenza raccolse una maggioranza di pareri contrari, inclusi quelli dei tre sindaci di Boscoreale, Boscotrecase e Trecase e del Commissario di Terzigno. Venne detto però che il Commissariato all'emergenza rifiuti, e dunque il governo italiano, si riserverà la possibilità di aprire comunque la discarica qualora lo dovesse ritenere necessario. Infatti l'8 febbraio 2010 ai quattro comuni vesuviani è arrivata la comunicazione che annuncia le volontà del Consiglio dei ministri: via libera alla nuova discarica.
Anche questa dovrebbe ospitare, da decreto, un bel mix di rifiuti urbani e tossici. Ma non si capisce come verrà giustificata l'ulteriore deroga alle normative europee, adesso che l'emergenza non c'è più. La puzza di decomposizione causata dalla discarica esistente è già tale che le persone non riescono a sostare nelle piazze dei quattro paesi ed è difficile immaginare lo scorrere di una vita normale in un futuro ornato da due mega-discariche affiancate l'una a l'altra. Ma lo scempio di questa regione non si ferma purtroppo alle falde del Vesuvio, ricordando la Leonia di Calvino: una città discarica che straripa e si allarga in una miriade di minidiscariche abusive sull'orizzonte interrotto solo da mostri di cemento.
L'emergenza è ormai parte del paesaggio. Le intercettazioni dell'inchiesta Rompiballe sollevano seri dubbi sulla qualità degli interventi di Bertolaso in Campania: «Tu fai tutto quello che può essere utile, che può servire. Io ho un obiettivo preciso: sputtanare i tecnici del ministero dell'Ambiente», dice a Marta Di Gennaro in una conversazione telefonica del 17 maggio 2007. E ancora, parlando della discarica di Terzigno, la Di Gennaro spiega: «Noi stiamo parlando di una discarica da truccare e voi ci dovete aiutare». Ci si potrebbe aspettare che simili informazioni, una volta pubbliche, possano avere serie conseguenze sul commissariato, eppure l'ex sottosegretariato all'emergenza si è saputo muovere fra le proteste e le polemiche che hanno accompagnato il suo mandato in Campania gestendo bene anche gli aspetti mediatici della questione. Il 18 novembre 2009 Bertolaso ha organizzato uno "spazza-tour" per giornalisti scelti: il giro turistico è durato una mezza giornata, dalle 11 alle 15.30. I giornalisti non sono stati portati a Maruzzella 1, 2 e 3, che distano neppure un chilometro da Ferrandelle. Non sono stati accompagnati a filmare e fotografare Maruzzella 3, dove i gabbiani a centinaia oscurano il cielo. Maruzzella 2, in particolare, era un sito di stoccaggio di ecoballe. Oggi è difficile riconoscerle: le coperture sono stralciate, e solo in alcuni punti si può intuire che una volta quella massa informe era composta da balle sigillate. Ai giornalisti non è stata neppure fatta vedere la devastazione dei Regi Lagni, dove ogni giorno avvengono sversamenti di rifiuti tossici e speciali, nella piena impunità. Non sono stati portati a Sant'Arcangelo Trimonte, in provincia di Benevento, non sono stati portati a Pustarza, in provincia di Avellino, dove tra campi di grano e ulivi secolari sono state costruite delle enormi montagne nere. In una giornata di vento forte i teli si alzano, volano, e svelano cosa ci sta sotto. Monnezza. Cascate di percolato fuoriescono dai buchi nelle vasche di raccolta e si perdono nei campi. La puzza, di nuovo, è un incubo che ti accompagna tutto il giorno, anche dopo che rientri a casa, anche dopo la doccia. Sono questi fatti che costringono a domandarsi: è così che si risolve un'emergenza rifiuti? Spostando l'immondizia dalla città alle campagne? Inquinando i terreni che ci permettono di vivere?
Ammettiamo per un attimo che fosse stato davvero necessario richiedere questo sforzo alla natura e che adesso davvero si fosse risolto tutto. Perché allora si decide di aprire un altro ecomostro a Terzigno? Quali rifiuti devono finirci? Se l'emergenza è risolta, gli impianti Stir (ex-cdr) funzionano e la raccolta differenziata ha preso piede, se l'inceneritore termovalorizza e Bertolaso è il nostro eroe, allora a cosa serve un'altra mega-discarica? Forse le cose non stanno esattamente così. La Cava Vitiello va aperta, e va aperta anche un'altra mega-discarica a Campagna, nella valle del Sele. Anche a costo di andare contro tutti, parchi naturali, oasi Wwf e sindaci compresi. Perché? Perché gli affari sono affari, e la monnezza è oro.
* Documentaristi, su www.wasteemergency.com la piattaforma web che ospita il progetto per un documentario sulle emergenze rifiuti in Italia

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