POLITICA & SOCIETÀ

Cari sindacati, bisogna arrivare a un vero sciopero

LETTERA APERTA DEI RADICALI
BILLAU ANDREA, SAPIENZA SIMONE,

Nelle scorse settimane il manifesto ha dedicato molte pagine alla questione del primo marzo e alla possibilità di indire uno sciopero reale dei lavoratori immigrati. Le risposte di tutti i sindacati, anche quelli di base, sono state al riguardo titubanti se non direttamente negative, contro uno sciopero definito etnico e con le paure, più o meno esplicitamente espresse, della reazione dei lavoratori autoctoni di fronte a una simile ipotesi, ritenuti, di fatto, troppo sensibili alle sirene leghiste.
Il manifesto ha giustamente cercato di stimolare un ulteriore riflessione, ma non è sembrato che gli interlocutori abbiano raccolto questo stimolo e la giornata del primo marzo si annuncia come una giornata di molte iniziative, belle e significative, ma quasi tutte con un carattere meramente simbolico.
Ora noi Radicali impegnati sul tema dell'immigrazione abbiamo deciso di provare a dare un contributo alla riflessione che potrete trovare sul sito di Radio Radicale (www.radioradicale.it): sono una serie di interviste realizzate di fronte alle fabbriche di Brescia e Vicenza, dove è più alta la concentrazione di lavoro operaio migrante. È una sorta di "inchiesta operaia" che vogliamo offrire all'attenzione dei sindacati, perché quello che si desume da questo nostro esperimento è che gli operai sono ben coscienti delle difficoltà dei lavoratori migranti e in alcuni casi sarebbero essi stessi disposti a scioperare con gli immigrati. Naturalmente è una mini-inchiesta e crediamo che solo i sindacati con i loro mezzi, ben più importanti dei nostri, possano realizzare una vera inchiesta operaia su questo tema. Oggi più che mai la crediamo assolutamente necessaria, perché il nostro paese sta vivendo un momento tragico dove i diritti di cittadinanza vengono ormai declinati secondo uno schema discriminatorio e razzista.
I lavoratori italiani, e anche questo emerge dalle nostre interviste, sono coscienti dell'importanza e dell'insostituibilità dei lavoratori migranti per la nostra economia e sono perplessi delle titubanze dei sindacati, che in tutti questi anni sono stati tra le realtà più attente alla difesa dei diritti dei migranti. Chiediamo dunque al mondo sindacale di ripensare la questione e, consci che ormai per il primo marzo non sia più possibile organizzare uno sciopero dei migranti, di avviare un percorso che porti, in un periodo determinato, all'indizione di una simile improrogabile iniziativa per la tutela della dignità della democrazia nel nostro paese.

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