POLITICA & SOCIETÀ

Dopo gli sgomberi, gli arresti. A Roma occupazioni a rischio

MOVIMENTI PER LA CASA
SPENA GIACOMO RUSSO,ROMA

Blindati, carabinieri in antisommossa e un elicottero che dall'alto vigila. L'irruzione nell'occupazione capitolina «8 Marzo», in zona Magliana, scatta alle 4e40 di lunedì. La terza a Roma, dopo il Regina Elena e l'ex museo della Carta, in dieci giorni. Gli agenti hanno un mandato di comparizione per sei persone che vivono nello stabile comunale, da trent'anni abbandonato al degrado e da due «recuperato» in spazio socio-abitativo attivo nel quartiere. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata all'occupazione abusiva, lesioni gravi, furto, violenza privata ed estorsione. In contemporanea vengono perquisite le case dei genitori degli occupanti. Ma all'«8 Marzo» l'Arma non trova vita facile: gli attivisti chiudono in tempo il cancello, salgono sui tetti e improvvisano una resistenza passiva. I carabinieri impiegano un'ora ad entrare effettivamente nel palazzo e a quel punto si sfogano. «Hanno sfasciato porte e alcune stanze - racconta A. - I bambini erano terrorizzati, pensare che oggi (ieri, ndr) sarebbe dovuto essere il loro primo giorno di scuola». Cinque «ricercati», quattro uomini e una donna (tutti incensurati), vengono portati via nei blindati, il sesto si trova all'estero. Come per magia il mandato di comparizione diventa arresto, ora sono divisi tra Regina Coeli e Rebibbia, dove nel pomeriggio vengono fatti sit-in di solidarietà dagli attivisti dei movimenti per la casa. «Non esiste alcun racket delle occupazioni - affermano - contro di noi è stata montata una campagna ad arte per infangarci e delegittimarci agli occhi dei cittadini». Già da qualche giorno Il Messaggero, di proprietà del «palazzinaro» Caltagirone, denunciava estorsioni nell'«8 Marzo» che, in risposta, ha querelato la testata per «calunnia». Altre denunce sono state fatte contro quel super testimone su cui si basa l'impianto accusatorio contro gli occupanti. Un eritreo che ha dichiarato alla magistratura che nello stabile si pagava un affitto di 150 euro, chi si opponeva (come lui) sarebbe stato picchiato. «E' stato allontanato perché era violento - dice l'avvocato della difesa, Antonia Di Maggio - E per un anno ha minacciato telefonicamente proprio una delle donne arrestate. Pochi mesi fa ha anche aggredito un altro abitante con una sprangata alla testa causandogli sei punti di sutura». «Sono entrato qui il 15 giugno del 2007 - racconta Jonny, un ecuadoregno - e nessuno mi ha mai obbligato a pagare niente, periodicamente diamo una quota a testa per la manutenzione degli spazi comuni. Stop». Intanto Alemanno si compiace per l'operazione dei carabinieri e magistratura e oggi incontrerà i movimenti per la casa: «Chi vuole stare nelle regole si dissoci a chi applica queste estorsioni». Secca la risposta degli attivisti. «E' una campagna diffamatoria - dichiarano - Il sindaco sta usando qualsiasi mezzo per far fuori le occupazioni, un'opposizione sociale nella città». E il problema casa a Roma è sempre più grande.

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