POLITICA & SOCIETÀ

Svastichella in cella E Alemanno vede la comunità gay

OMOFOBIA
RUSSO SPENA GIACOMOROMA

Svastichella è «socialmente pericoloso» e potrebbe «commettere reati della medesima fattispecie». Al gip del tribunale di Roma, Renato Laviola, sono sufficienti due pagine per spiegare la necessità della custodia cautelare in carcere per Alessandro Sardelli, il quarantenne con precedenti per spaccio che nei giorni scorsi ha aggredito una coppia gay, accoltellando uno dei due ragazzi, all'uscita del Gay Village (locale della capitale).
Dopo le polemiche dei giorni scorsi sulla sua messa in libertà, viene così accettata la richiesta della procura. «Finalmente è stato emesso questo provvedimento che costituisce una precisa risposta della magistratura rispetto a reati di una inaudita gravità», afferma Daniele Stoppello, l'avvocato di Dino Senigagli e Giuseppe Allocca (la coppia gay aggredita). Ma non è detto che Svastichella, come è soprannominato perché - spiega un ragazzo del suo quartiere - «si considera un vero fascista ed odia omosessuali e stranieri», stia molto tempo in galera. Uscito dalla questura, per esser portato a Regina Coeli, avrebbe affermato: «Non possono farmi niente è stato accertato che sono matto, ho pure il certificato di insanità mentale». Per questo motivo percepisce una pensione di invalidità. Oggi Sardelli sarà interrogato dal gip per capire se, nel momento del raid, era accompagnato da un altro uomo, tesi supportata da un testimone.
Intanto Gianni Alemanno ha voluto incontrare alcune associazioni lgbt. «Un incontro positivo» per la comunità gay. Il sindaco avrebbe, infatti, dichiarato «di respingere con forza ogni forma di intolleranza, anche quella a sfondo sessuale. Farò di tutto per evitare il ripetersi di episodi analoghi». Assurdo quindi parlare di una Roma omofoba? «È un teorema ideologico - ha spiegato - L'idea che ci sia un'amministrazione di centrodestra e che questa possa far aumentare l'intolleranza sessuale nella città è uno di quei teoremi propagandistici che non fanno bene a nessuno». Poi, oltre a promettere una visita al Gay Village, ha fatto proposte concrete sulla sicurezza: un osservatorio finanziato dal comune e gestito dalle associazioni lgbt e più telecamere e polizia fuori ad alcuni locali. «Ottime parole, ma ora vogliamo i fatti» dice Aurelio Mancuso dell'Arcigay che ricorda come Alemanno non abbia fatto marcia indietro su alcuni punti rivendicandosi l'ostilità al gaypride e ad ogni forma di riconoscimento delle coppie di fatto. Mentre il circolo Mario Mieli alle telecamere preferisce una campagna «sul fronte culturale e comunicativo con interventi volti a sradicare in maniera definitiva la discriminazione verso i gay».
L'apertura maggiore del sindaco è però sul ddl che introduce l'aggravante di intolleranza sessuale, di cui è relatrice Paola Concia (Pd) e ora in commissione Giustizia della Camera: «Sosterrò la legge». Non proprio l'estensione del decreto Mancino, come chiede la comunità lgbt, ma un gran passo in avanti. Tanto che adesso si invita Fini ad accelerare i tempi e il centrodestra a prendere Alemanno come esempio.

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