POLITICA & SOCIETÀ

Sicurezza gay: «No alle ronde, ma vogliamo polizia e telecamere»

OMOFOBIA - Per l'aggressore dei due ragazzi romani, «Svastichella», il pm chiede l'arresto
RUSSO SPENA GIACOMOROMA

Assediati. Discriminati. E assaliti, come successo venerdì scorso a Roma, a colpi di coltello. I gay chiedono maggiore «sicurezza» nelle città perché «con le nostre forze non possiamo più farcela»: telecamere e più polizia, le richieste.
L'ultima aggressione, di una lunga serie, nella capitale dove sono stati coinvolti due giovani appena usciti dal locale Gay Village, è una ferita aperta per la comunità lgbt. Dino, accoltellato all'addome, si trova all'ospedale Sant'Eugenio, è fuori pericolo e ora le sue condizioni sono stazionarie. «Ha subito un intervento chirurgico abbastanza delicato però si spera di togliere la prognosi entro 48 ore e portare il paziente a casa nell'arco di una decina di giorni», riferisce il direttore sanitario Paolo Palumbo, aggiungendo che psicologicamente «il ragazzo è molto provato e abbiamo deciso di mettere una guardia giurata davanti alla porta della sua stanza, più per tranquillizzarlo che per altro».
Non è il solo. Sia Giuseppe, l'altro giovane colpito alla testa da una bottiglia di vetro, che Vincenzo, il testimone dell'accaduto, sono sotto shock. Soprattutto quest'ultimo che ha paura di subire la vendetta di A.S. (detto «Svastichella» per simpatie destrorse). L'assalitore quarantenne pregiudicato con certificato di infermità mentale, indagato in stato di libertà per tentato omicidio. Forse non per molto. Dopo le polemiche dei giorni scorsi tra il sindaco Gianni Alemanno (che si diceva stupito del mancato arresto dell'uomo) e la magistratura che si era solo mossa secondo il codice (mancava la flagranza di reato e non c'era pericolo di fuga), la Procura di Roma ieri ha inoltrato una richiesta di ordinanza di custodia cautelare in galera per A.S. L'atto sarà vagliato oggi dal gip e tutto fa pensare che l'aggressore presto finirà dietro le sbarre.
«Esprimo grande soddisfazione a nome mio, del ragazzo e della sua famiglia per la richiesta di carcerazione da parte della Procura», afferma soddisfatto l'avvocato di Dino, Daniele Stoppello. Intanto Vincenzo, il testimone, denuncia che Svastichella, durante il raid, era in compagnia di altre due persone che sarebbero fuggite con lui. Di fronte alla passività della gente presente in quel momento all'Eur, a pochi metri dal locale Gay Village, a quell'ora ormai chiuso e situato, dopo le polemiche col Comune per tale assegnazione, in un territorio difficile da controllare.
«Quando è avvenuta l'aggressione nessuno era presente e ha potuto intervenire», racconta Imma Battaglia, presidentessa del Gay Village, che sulla vicenda non vuole «strumentalizzazioni politiche e mediatiche» ma pensare a risolvere l'emergenza dei raid omofobi.
«Per il nostro evento investiamo 250mila euro per la security - aggiunge - Ma da soli non ce la facciamo, con il nostro apparato di sicurezza che conta di più di 60 addetti, cerchiamo di colmare le lacune della legge e delle istituzioni, ma non possiamo fare tutto. Per questo ho proposto al Comune un osservatorio composto anche da associazioni lgbt per porre fine alle aggressioni nella città». Proposta accettata. Oggi alle 12.30 nella sala delle Bandiere in Campidoglio, il primo cittadino incontrerà le 5 sigle nazionali della comunità lgbt e alcune realtà romane.
«Solo per discutere» puntualizza Aurelio Mancuso dell'Arcigay che non dimentica il passato di Alemanno e suoi comportamenti, come il mancato patrocinio al Gaypride 2008. «Oltre alla giusta presa di posizione - continua - chiediamo ad Alemanno fatti e di impegnarsi perché il parlamento approvi al più presto una normativa contro l'omofobia oppure per estendere la legge Mancino contro il razzismo ai reati commessi in base all'orientamento sessuale». Per il momento il vicesindaco di Roma Mauro Cutrufo dichiara che «qualunque cittadino ferito è nostra responsabilità» ottenendo il plauso del Gay Village che insiste sulla sicurezza come «servizio pubblico che lo Stato deve garantire a tutti i cittadini, ed è un problema che riguarda soprattutto i più deboli e più esposti all'aggressività: non solo gli omosessuali dunque ma anche le donne».
Ad Imma Battaglia però non interessano le «ronde» in difesa della comunità lgbt (come proposto da Alemanno) perché «anacronistiche e fascistoidi» ma sistemi di maggiore sorveglianza: polizia e telecamere ovunque, in primis. Nel frattempo il movimento omosex e trans si mobilita anche in piazza. Per il 10 ottobre è prevista una manifestazione a Roma di risposta a questa aggressione: le parole d'ordine saranno «parità di diritti e doveri per i gay». «Sarà un corteo sui diritti civili che parlerà a tutti - spiegano i promotori - E insisteremo nel chiedere al governo l'introduzione del reato di omofobia».

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