CONTROPIANO

Il sisma non commuove la Transcom

CALL CENTER
TORBIDONI GIULIA,

Dopo la terra, all'Aquila trema il lavoro. E fra tutti quelli che fanno a gara per recarsi sui luoghi del terremoto, c'è anche chi va controcorrente e prova ad abbandonarli. Si tratta della Transcom, azienda che gestisce call-center, che lunedì scorso ha spedito ai suoi 360 dipendenti abruzzesi una lettera di licenziamento.
Secondo il direttore generale dell'azienda, Roberto Boggio, «non ci sono le condizioni di mercato per riuscire a pagare gli stipendi». «Ma l'azienda non paga proprio niente - rispondono i lavoratori - noi ora abbiamo la cassa integrazione in deroga fino al 5 luglio, prevista dal decreto sul terremoto del governo. A dire la verità ancora la stiamo aspettando, perché non è arrivato nemmeno un euro».
Transcom WorldWide è una multinazionale svedese che offre servizi di esternalizzazione nel settore delle telecomunicazioni e della finanza. Ha 20 mila dipendenti in 29 paesi del mondo e lavora con oltre 120 clienti, in più di 30 lingue. In Italia le sue sedi sono a Milano, Lecce, Bari, Catania e L'Aquila, dove ha aperto nel 2000. I 360 dipendenti, 350 a tempo indeterminato e 10 assunti con contratto di formazione, offrono servizi telefonici e assistenza ai clienti di compagnie come Vodafone e Tele2.
Dopo il terremoto del 6 aprile, l'azienda aveva garantito che avrebbe fatto tutto il possibile per restare nel capoluogo abruzzese. Anche se l'edificio aveva riportato delle lesioni i lavoratori erano stati rassicurati sulla sua riapertura. Lo stesso impegno a rimanere all'Aquila era stato manifestato prima delle elezioni. Poi, lunedì scorso, la notizia della messa in mobilità dei lavoratori, perché ci sarebbe forte calo delle commesse di lavoro. Giovedì c'è stato il primo incontro tra Confindustria, sindacati e azienda, che ha registrato però l'assenza dello stesso Boggio, e che non ha prodotto alcun risultato.
I dipendenti erano fuori dall'edificio, raccolti in un sit-in di protesta. Secondo loro l'azienda non ha un calo di lavoro. «La stessa Vodafone, contattata dal sindaco, ha dichiarato che le commesse ci sono», dice la Rsu Marilena Scimia. Il problema, a detta dei lavoratori, è che il call center non è competitivo in un mercato in cui regnano i contratti atipici. All'Aquila, invece, quasi tutti i dipendenti sono a tempo indeterminato. Sia il sindaco della città, Massimo Cialente, che la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, hanno parlato di «decisione gravissima, vergognosa e sconcertante».
I lavoratori intanto aspettano l'incontro tra azienda e sindacati del 17 giugno. La multinazionale, però, sembra per ora irremovibile.

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