CULTURA & VISIONI

«Gli artisti asiatici sono forti sul mercato ma non a Pechino»

HUANG RUI
PIERANNI SIMONEPECHINO

Huang Rui è uno degli artisti cinesi più noto in Occidente. Tra i fondatori del 798, mitico luogo propulsore artistico di Pechino, ha esposto e eseguito performance in tutto il mondo.
Come definirebbe in tre frasi le mostre del 1989?
Sono stato alla prima mostra, finita con la sua chiusura da parte della polizia. Ho partecipato alla seconda, anch'essa finita con la censura. Poi tutti insieme siamo andati a mangiare.
Queste rassegne rappresentano realmente la genuinità dell'arte cinese?
In quel tempo, le mostre erano piuttosto numerose, ma erano tutte controllate e pianificate dal governo ed erano espressione del potere. Quella di cui stiamo parlando invece è stata la prima mostra di arte contemporanea ad essere organizzata dalle associazioni artistiche di arte popolare e, per la prima volta, sono state mostrate una serie di azioni artistiche del tutto sconosciute al pubblico cinese, sorpreso con qualcosa di assolutamente straordinario. Anche per questa ragione è stata forzatamente interrotta dalla polizia.
Una mostra dal significato importante anche per chi non vi partecipò nel 1989...
Sì, ma anche per coloro che hanno partecipato alla mostra dell'89 ha lo stesso significato. Molti di loro adesso sono artisti di fama internazionale le cui opere hanno molto valore nel mercato dell'arte, eppure la loro esistenza non è semplice. L'arte cinese ha il suo posto nel mercato, ma la selettività è severa. Secondo me molti artisti, compresi quelli che sono venuti ad assistere alla mostra, non hanno una forza diretta.
Come giudica, oggi come allora, l'intervento della polizia?
Riflette sicuramente una particolarità cinese. Sebbene ci siano stati dei cambiamenti che riguardano lo sviluppo dell'economia e della politica di apertura, tuttavia a livello culturale non sono avvenuti mutamenti sostanziali, non solo da parte del governo, ma anche da parte degli stessi artisti che continuano in questo gioco con le autorità. Anche per questo è necessario che l'arte contemporanea cinese mantenga vivo lo spirito di «divieto di inversione».
Un'ultima domanda. Si è divertito?
Felicemente divertito.

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