IL MANIFESTO INTERNAZIONALE

«Volevamo uno strumento che non venisse dagli Usa»

INTERVISTA I primi passi dell'Asian Media Activist Network, nato da un incontro in Corea del sud
PIERANNI SIMONE,PECHINO

T.H. è un ragazzo giapponese, studia Sociologia all'università e fa parte dell'Asian Media Activist Network. Ha preso parte all' organizzazione e alle giornate del G8 in Giappone ed è reduce da un breve tour in Asia. L'obiettivo era quello di incontrare realtà di attivisti tra Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud e Cina: lo scorso settembre si è tenuto un incontro in Corea del Sud, dal quale è nata la volontà di dotare gli attivisti asiatici di strumenti comuni, utilizzando internet e i media a disposizione. Obiettivo, comunicare quanto accade in termini di lotte sociali nei propri paese, provando a convergere su elementi comuni.

Di che progetto si tratta?
Vogliamo creare un network tra tutti i vari nodi di attivisti in Asia. Un modo per comunicare quanto accade nei singoli paesi, in una prospettiva generale asiatica. Naturalmente alcuni di noi partecipano anche ad Indymedia e altre piattaforme on line, ma sentivamo di avere bisogno di una cosa che non provenisse dagli Stati Uniti, come nel caso di Indymedia, ma che nascesse, maturasse e fosse sviluppata direttamente da noi. Per ora abbiamo un sito ancora work in progress, si chiama Champon, ma ha già la disponibilità della lingua inglese, coreana, giapponese, cinese semplificata e cinese di Taiwan. E' già un passo avanti.

Come è nata l'idea?
Abbiamo cominciato a capire che bisognava fare qualcosa di simile nel 2007. Abbiamo organizzato il No G8 Network in occasione del summit in Giappone. Abbiamo imparato tanto e ci siamo confrontati con coreani, taiwanesi, gente di Hong Kong. Poi abbiamo fatto un ulteriore incontro dopo il G8 e abbiamo deciso di lanciare la proposta, mettendo da parte anche diatribe storiche. Noi siamo contro la globalizzazione, vogliamo confrontarci e mescolarci culturalmente, parlare di ambiente, di sviluppo sostenibile, di diritti, di lavoro. E' abbastanza per provarci.

Che idea ti sei fatto dai tuoi incontri con altri attivisti?
Che siamo pochi, ma abbiamo molta volontà. Ognuno ha le sue problematiche da affrontare ma abbiamo trovato alcuni temi comuni, come la precarietà, ad esempio, e metodologie comuni: la rete, il mediattivismo. Alcune delle realtà che ho incontrato sono all'inizio, come se improvvisamente alcuni si fossero risvegliati.

Quali sono i prossimi passaggi?
La costruzione della rete attraverso una mailing list internazionale, la partecipazione al prossimo G8 in Italia e un incontro già previsto per settembre 2009 in cui fare le prime valutazioni di questo anno, in Giappone.

Quali sono i temi più rilevanti della vostra attività?
Lavoro, ambiente e diritti umani.

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