CULTURA & VISIONI

Cecenia, ottanta scatti per raccontare una guerra

TORINO
DEL SETTE LUCIANO,TORINO

Ci sono guerre rese pubbliche dai media soltanto nel loro momento più sanguinoso e «spettacolare», salvo poi venir confinate dentro una zona d'ombra quando si trasformano in uno stillicidio senza fine di morti, profughi, gente che scompare per sempre. Sono guerre spesso difficili da comprendere, perché chi ha deciso di farle esplodere accampa giustificazioni di ogni sorta: conflitti etnici e religiosi, regimi autoritari da abbattere in nome della democrazia, interventi contrabbandati come umanitari. Dietro l'ipocrisia di tali giustificazioni si nascondono, ma neppure troppo, precisi interessi economici e politici. Quando, poi, le guerre vengono consumate in luoghi del pianeta di cui, fino al giorno prima, si ignorava l'esistenza geografica, allora capire diviene ancora più complesso, e il rischio che la zona d'ombra le avvolga completamente si fa ancora più alto. Senza dubbio, quella in Cecenia rientra tra le guerre lontane e già dimenticate. La sua immagine simbolo, la sola rimasta nella memoria del mondo intero, è la strage della scuola di Beslan, Ossezia, nel settembre del 2004, dove 330 tra bambini e adulti, ostaggi di un gruppo di indipendentisti ceceni, vennero uccisi nel corso di un bliz delle teste di cuoio russe. Dunque, il primo merito della mostra ospitata presso il Museo Diffuso della Resistenza a Torino, Cecenia, una guerra e una pacificazione violenta, è quello di riproporre all'attenzione collettiva un conflitto che solo in apparenza ha segnato la sua fine. Accanto alle immagini fotografiche, un'ottantina, e ad alcuni video, che compongono il percorso espositivo, un terzo strumento indispensabile per cercare di comprendere è il catalogo. Una raccolta di scritti in forma estremamente chiara e fruibile accompagna, infatti, le fotografie, ripercorrendo le vicende storiche, economiche, politiche, etniche, religiose, che hanno condotto a una tragedia dalle cifre impressionanti: non solo migliaia di morti tra militari e civili, ma centinaia di migliaia di profughi ancor oggi in gran parte senza una casa, e circa 3500 persone sparite nel corso dei rastrellamenti militari durante la prima e la seconda fase della guerra. Nell'introduzione al catalogo, Marco Buttino, curatore insieme ad Alessandra Rognoni della mostra, scrive «Scopo di questo volume è raccontare le vicende che hanno sconvolto la Cecenia negli ultimi vent'anni trattando di questo paese come di un luogo reale, dove conflitti e guerra hanno autori e motivazioni, dove le persone sono coinvolte in quanto accade e prendono posizione, dove le parole e le armi segnano le divisioni e uomini armati dettano le regole del gioco, mentre altri li appoggiano e molti ne subiscono le azioni... Questo è il momento di tentare di fare qualche bilancio... Rispetto agli ultimi anni è diminuito drasticamente il numero delle persone che vengono uccise, rapite, torturate, mentre molti dei palazzi di Groznyj sono stati ricostruiti... Si direbbe che il paese sia entrato in una strana normalità, dove non c'è più guerra, ma non c'è pace». Di quella guerra, di questa pace, raccontano i reportage del russo Dima Belyajov, dell'inglese Heidi Bradner e dell'archivio del Centro per la difesa dei diritti umani Memorial: panorami di macerie urbane in mezzo alle quali siedono su un divano gruppi di soldati, rastrellamenti di civili con le mani dietro la testa o un bambino tra le braccia, campi profughi immersi nel fango e nella miseria, giganteschi poster di Vladimir Putin sorridente, ostaggi in fuga dalla scuola di Beslan. Quale sarà il domani del popolo ceceno? Sembrano attendere una risposta la bambina che mangia un pezzo di pane, in piedi su un carro armato distrutto; oppure quella che, vittima di una mina antiuomo, non ha più le mani, eppure tenta di scrivere su un quaderno di scuola. Attendono una risposta, certamente invano, dalle autorità locali e e russe, gli uomini e le donne che in un filmato asciutto e terribile raccontano del giorno in cui un padre, un figlio, un marito, un fratello, uscirono di casa, scomparendo nel nulla. La mostra prosegue fino al 22 febbraio 2009 in corso Valdocco 4, ingresso gratuito, visite guidate per le scuole. Informazioni: 011/4363470

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